ANDREA SPINELLI
Cultura e Spettacoli

Tony Hadley e la passione per Milano: “I fan più pazzi li ho incontrati qui”

L’ex leader degli Spandau Ballet in scena a Mantova con uno show rock e agli Arcimboldi con gli standard jazz: “Un nuovo capitolo della mia carriera”

Tony Hadley, 63 anni

Tony Hadley, 63 anni

Milano – Hadley & Hadley. Le due anime dell’ex frontman degli Spandau Ballet trovano spazio nelle prossime settimane in due distinte tournée che incrociano la regione per regalarlo ai fans sotto luci completamente diverse. Il 24 aprile, infatti, Anthony Patrick “Tony” Hadley approda al PalaUnical Teatro di Mantova col tour di “Mad About You”, mentre il 19 maggio torna agli Arcimboldi di Milano con “The Big Swing Tour”, spettacolo attinto dalla sua recente incursione discografica tra gli standards dei Sinatra e dei Bennett “The mood I’m in”. Una doppia esperienza che appaga il suo desiderio di essere (anche) altro rispetto a quello di “Parade” e dell’epopea affrontata nei vertiginosi anni Ottanta al fianco dei diversamente amabili fratelli Kemp.

Tony come cambiano i due show?

“A Mantova proporrò il mio lato pop e a Milano quello crooner. Quindi due spettacoli con repertori e stili completamente differenti”.

Iniziamo dal profilo rock che offrirà al popolo del PalaUnical.

“Amo cantare le canzoni della stagione Spandau come ‘The cut a long story short’, ‘Only when you Leave’, ‘Lifeline’, ‘I’ll fly for you’, ‘Gold’, ‘Through the barricades’, ‘Highly strung’, ma nello spettacolo ci sarà spazio anche per alcune novità e per le versioni ‘rockeggianti’ di un paio di pezzi inseriti nell’album swing fra cui ‘Walk of shame’”.

Veniamo all’altro Tony, quello in scena agli Arcimboldi, che crooner è?

“Beh, un buon crooner, si spera. Nel Regno Unito lo spettacolo è andato molto bene, con finali da standing ovation. Dalle reazioni mi sembrava di star lì a cantare le canzoni degli Spandau e invece erano quelle di Frank Sinatra, Tony Bennett, Jack Jones, Sammy Davis jr, Ella Fitzgerald. Qualcosina del mio passato, però, l’ho messo pure in questo spettacolo, recuperando ‘Only when you leave’, ‘True’ e ‘Through the barricades’ anche se in veste completamente diversa rispetto all’originale”.

Qual è lo standard che la emoziona di più cantare?

“Probabilmente ‘Feeling good’, canzone meravigliosa che mentre la eseguo mi cresce dentro assieme al ricordo della versione che ne faceva Nina Simone. Pure ‘Fly me to the moon (in other words)’ è adorabile, facile e intensa. Amo, comunque, ogni singola canzone di questa scaletta, che inizia con ‘The mood I’m in’ e arriva fino a ‘My way’”.

Il jazz è stata la sua prima passione.

“I miei genitori Patrick e Josephine adoravano Frank Sinatra, Jack Jones, Tony Bennett, Ella Fitzgerald, Dean Martin, Sammy Davis jr. e questo ha fatto sì che crescessi con quel genere di musica nelle orecchie. Alcuni di loro come Sinatra, Bennett o Jones ho avuto pure la ventura d’incontrarli”.

Sinatra dove l’ha conosciuto?

“Alla Royal Albert Hall, in occasione di un suo concerto a cui andai con mia madre. Avevo 17 anni. Frank fu fantastico, gentile, davvero adorabile. Memore anche di quella sera, quando a 23 anni mi esibii su quello stesso palco con gli Spandau Ballet fu come toccare il cielo con un dito. Un sogno diventato realtà”.

In passato lei aveva già avvicinato lo swing.

“Sì, ma non ci avevo costruito sopra un progetto discografico. Per me questo è un nuovo capitolo della carriera”.

E allora perché apre il disco con un brano dei Doors?

“Il suggerimento d’inserire ‘Touch me’ in ‘The mood I’m in’ me l’ha dato il mio manager e io l’ho recepito perché con tutti quei fiati e tutta quell’energia è un pezzo molto da big band”.

A Milano sono legati molti suoi momenti d’artista.

“Già, alcuni dei più felici. Ricordo innanzitutto quando gli Spandau Ballet esplosero in Italia con ‘I’ll fly for you’ e ci ritrovammo davanti dei fan assolutamente pazzi, di gran lunga i più appassionati fra quelli avuti fino a quel momento. E quell’attaccamento, quell’entusiasmo, sono rimasti nel tempo. Pure ora che salgo in scena semplicemente come Tony Hadley e porto a Milano uno spettacolo swing. In Italia la mia ultima collaborazione l’ho fatta a novembre proprio agli Arcimboldi con Elio e le Storie Tese, che sono folli e mi ricordano i Monthy Pyton”.

A proposito, potendo avere chiunque sul palco, chi le piacerebbe invitare?

“Sarebbe stato fantastico duettare con Sinatra, Bennett e la Fitzgerald, ma sono passati tutti a miglior vita, quindi dico Jack Jones, che conosco pure personalmente, e Michael Bublè”.