Una scatola magica che non invecchia: “Il mio Open con i ballerini di Amici”

Daniel Ezralow agli Arcimboldi col suo spettacolo “immortale“. “Maria ha creato una scuola che funziona”

Daniel Ezralow

Daniel Ezralow

Milano, 17 febbraio 2024 –  Dal 22 al 25 febbraio “Open” di Daniel Ezralow, nato a Los Angeles nel 1956, popolarissimo con i Momix e poi con il suo gruppo Iso, sarà al Teatro Arcimboldi, tappa-clou di un grande tour italiano.

Quando è nata l’idea di “Open”, che è da tempo un must nei cartelloni ovunque?

"Più di dieci anni fa, con mia moglie Arabella Holzbog, abbiamo trovato un fil rouge tra tante idee, tanti spettacoli, tanti pezzi sulla natura, il mondo, le città, la gente, trovando un senso positivo al racconto; per questo il nostro “Open“, che è una specie di scatola magica, non invecchia, è sempre attuale”.

“Open” torna ora a Milano dopo tre anni dall’ultima volta, con quali novità?

“Soprattutto con nuovi interpreti; non ho una compagnia stabile per i tour di “Open“ negli Stati Uniti e in Europa; con otto ballerini e un paio di tecnici possiamo arrivare ovunque; voglio rivolgermi a tutti, a tutte le età, alla gente che di solito non va a vedere la danza; in superficie “Open“ è leggero e divertente, ma in profondità c’è tanto di più”.

Il gruppo 2024 è tutto italiano e viene dalla fucina di Maria De Filippi. Perché Amici stavolta?

“Ho un rapporto di lunga data con Maria, che secondo me sta facendo un lavoro nuovo, che funziona, come scuola di spettacolo in tv; già altri hanno spiccato il volo da lì, come il mio assistente Santo Giuliano, che mi accompagna da anni”.

Come si misurano questi giovani con lo stile e l’energia americana di marca Ezralow?

“Tecnica ed energia ce le hanno, io devo aiutarli a maturare per la recitazione; ci lavoro per ore, il tour li farà crescere e poi potranno lanciarsi nel mondo”.

“Open” è molto agile, con proiezioni come décor. È tentato adesso dalla realtà virtuale, dall’intelligenza artificiale?

“Voglio poter usare tutto, Vr e Ai, ma per aprire il cuore alla gente, senza la frenesia delle tecnologie. La terza parte della mia vita è un ritorno alla natura, alla calma. Ho comprato una casetta in una piccola isola della Norvegia, senza macchine, muri, cemento, asfalto; ci sono stato con la famiglia per tre mesi. Dopo tre anni di università a Stanford, dove si viene preparati solo per fare soldi, mio figlio Elijah, che ha 21 anni, ha deciso di vivere tra lì e Oslo, da solo, occupandosi di ecologia”.

Attore nei film di Lina Wertmüller e Marco Bellocchio; coreografo del Premio Oscar n. 70, di “Cats” di Saverio Marconi e “Tosca” di Lucio Dalla, delle clip di David Bowie, Andrea Bocelli, Ricky Martin, Sting, U2, Katy Perry, del festival di Sanremo dal 2010 al 2012, per i ginnasti romeni con Pendleton e Parsons in “Aeros”, per le sfilate di moda, l’opera, il Cirque du Soleil e Broadway: in cosa vorrebbe ancora sperimentarsi?

“Vorrei soprattutto mettere la mia creatività al servizio di progetti di altri; sento che devo ricentrami, e non fare più sempre tutto io”.

Come padre, cosa sogna per i suoi due figli? Un mondo senza guerre? Una vita di artisti, come i genitori?

“Vorrei la pace e la fiducia nella vita, e il rispetto per il pianeta”.

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