
Manu Chao in concerto
Milano, 30 luglio 2024 – ¿Qué horas son, mi corazón? si chiede ad alta voce il popolo del Magnolia, smanioso di tornare ad applaudire giovedì prossimo il “clandestino” Manu Chao e le sue storie di frontiera in un live tutto sangue e muscoli a dispetto della veste acustica che vede l’ex Mano Negra in trio con Luciano Eduardo Falico (antenati di Brescia e di Messina) alla chitarra e Miguel Rumbao Serrano alle percussioni.
Forse è vero, come dice uno che lo conosce bene quale il trombettista Roy Paci, che José Manuel Arturo Tomás Chao Ortega, come si chiama all’anagrafe, oggi predilige i concerti di nicchia perché “il gigantismo di ‘Radio Bemba’ non lo interessa più”, ma le canzoni si portano nel dna quello spirito di patchanka capace di renderle attrattive pure con la spina staccata, stringendo tutti lo stesso sottopalco a sgolarsi in quel “a la bin, a la ban, a la bin-bon-bam” ripetuto come un mantra. P
receduto in radio dal brano omonimo e da un secondo singolo (“São Paulo Motoboy”) il nuovo album “Viva tu” arriva il 20 settembre per chiudere una latitanza dalla sala di registrazione che per Manu-Manuel, salvo episodi sporadici come quel “Radio la Colifata” realizzato per fini benefici coi pazienti dell’ospedale psichiatrico di Buenos Aires “José Barda”, durava dal 2007.
Ma il repertorio dello show al Magnolia è focalizzato sui successi di sempre, da “Me gustas tú” a “Desaparecido”, da “La primavera” a “Bongo bong”, a quella “Pinocchio (Viaggio in groppa al tonno)” che rielabora in stile “latin alternative” il celebre brano scritto nel ’72 da Fiorenzo Carpi per la miniserie tv di Luigi Comencini sul burattino di legno divenuta dall’inizio degli anni Duemila un pilastro irrinunciabile del cosiddetto “Radio Bemba Sound System”.
Figlio di un galiziano e di una basca in fuga dal regime franchista, l’“apolide della musica” è nato a Parigi e cresciuto in Catalogna animato da uno spirito “rebelde” forgiato prima col meticciato musicale dei Mano Negra - fondati nell’87 assieme al fratello Antoine Chao e al cugino Santiago Casariego - e poi esternato dal ‘98 in album di grande successo come “Clandestino” o “Próxima estación: esperanza”.
“Viviamo in una democrazia bugiarda” ha detto una volta.” Comanda l’economia e i politici sono costretti a seguirne le scelte, per loro è più importante avere una bella faccia che un programma serio. Tant’è che alle elezioni si presentano modelle e calciatori”. E la volontà del popolo? “Non conta nIente. Meglio girare il mondo alla ricerca di umanità vera. Vivo spostandomi continuamente, ma non smetto mai di scrivere canzoni e registrarle” assicura, solo che la sua attività poggia per davvero sui concetti di amore, amicizia, uguaglianza, condivisione delle canzoni che scrive e questo la porta ogni tanto, anzi spesso, in rotta di collisione coi principi del music business, spingendolo a bordeggiare solo tra quei porti sicuri che sono per lui i concerti. Quelli di uno che non ha mai smesso di credere in un mondo diverso.