Laura Pausini e Claudio Baglioni al Forum, fine settimana di stelle

MIlano, oggi la seconda serata della cantautrice, da domani a lunedì tutte le hit del cantore della maglietta fina. Che scherza: "Fino al secondo album me la sono cavata, ora che ho 350 canzoni si fa tutto molto complicato"

Baglioni e Pausini

Baglioni e Pausini

Che weekend, questo, ad Assago. Laura Pausini ha debuttato ieri al Forum con quel World Tour di “Anime parallele” che replica pure stasera nell’attesa di tornare il 23 e il 24, mentre sabato, domenica e lunedì è la volta del Claudio Baglioni di “aTUTTOCUORE” in cartellone a grande richiesta (maiuscole comprese), pure il 5 e 6 febbraio. "Chi viene a vedere il mio spettacolo deve rimanere stupito" dice il cantore della maglietta fina, mettendo in quel "deve" tutta la sua dedizione nel portare in scena kolossal da palasport formato Ben-Hur con la complicità del coreografo-regista Giuliano Peparini, del programmatore-luci Ivan Pierri, i contributi video di Jean Luc Gason.

Nel recente volume fotografico “Altrove e qui” Baglioni scrive che "l’arte è una medicina, perché gli artisti sono esseri fragili e imperfetti che cercano la compensazione nella perfezione dell’opera d’arte". E questa continua ricerca lo spinge ad una corsa affannosa (talora pure un po’ affannata) all’ultima sorpresa, all’ennesimo coup de théâtre , chiuso in una macchina del tempo alimentata da un’orchestra di 20 musicisti con le chitarre di Paolo Gianolio e Chicco Gussoni in primissimo piano (che sfida quella sul finale di "Quanto ti voglio"…) e 80 performer, in scena per trovare un’espressione comune tra musica, coreutica, arti figurative sotto la spinta di un repertorio di 38 hit di ieri e di oggi.

«Fino al secondo album me la sono cavata. Avevo 18 canzoni, le eseguivo tutte ed era fatta. Poi è cominciato il dilemma. E ora che ne ho 350 si fa tutto complicato, molto complicato" scherza Baglioni. Ma quella “via di nessuno” in cui fruga parole “per far sognar qualcuno” è popolata di avventori, fantasisti, fantasmi, tra bandiere extra large con la croce di San Giorgio (“W L’Inghilterra”) piste circensi (“Acqua dalla luna”), piattaforme idrauliche (“Domani mai”), barre luminose (“Fammi andar via”), gonne gonfiate dai sogni (“Mal d’amore”), cyborg dai lineamenti femminili (“Ragazze dell’Est”), dame in nero aureolate (“Mille giorni di te e di me”) e su su fino all’epilogo di “E tu”, “Strada facendo”, “La vita è adesso”.

Un viaggio in hit parade, insomma, che dalle 1.200 copie vendute dal primissimo disco del 1970 porta al 1.800.000 di “Strada facendo” agli oltre 5 milioni de “La vita è adesso”, di gran lunga l’album italiano più venduto della storia, rimasto in vetta alla classifica per 27 settimane consecutive. Tutto, assicura lui rispolverando i suoi studi d’architettura, nell’ottica dell’utopico “total theater” di Walter Gropius, gran auspice di una rottura della frontalità attore-pubblico col coinvolgimento diretto dello spettatore nell’azione scenica.

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