ENRICO CAMANZI
Cultura e Spettacoli

Extrema, un ruggito per i trent’anni di “Tension at the Seams”

La band heavy metal milanese festeggia l’anniversario del disco con un concerto all’Alcatraz. Il fondatore Tommy Massara: “La nostra attitudine non è cambiata, siamo i Peter Pan del rock’n’roll”

Gli Extrema: è festa per i 30 anni di "Tension at the seams"

Gli Extrema: è festa per i 30 anni di "Tension at the seams"

Milano, 13 maggio 2024 – Trent’anni vissuti a tutta velocità. Gli Extrema, storica band dell’heavy metal made in Italy, festeggiano l’anniversario di “Tension at the seams”, loro disco d’esordio (prima c’era stato l’ep We fuckin’ care, uscito nel 1987) con un tour che sabato 18 maggio toccherà Milano, la loro città. Appuntamento all’Alcatraz di via Valtellina, con il supporto dei Game Over da Ferrara. Apertura porte alle 21. 

Il compleanno dell’album che contiene monumenti del metallo pesante come “Child O’ Boogaow” e “Modern times” è l’occasione per fare una chiacchierata con Tommy Massara, chitarrista e principale compositore della band, oltre che suo fondatore.

Cosa c’è nella band di oggi degli Extrema di Tension at the seams?

"Il filo conduttore resta il mio songwriting. Sono cambiati gli interpreti, perché trent’anni è quasi una vita nella musica. Possiamo dire che gli Extrema di oggi sono un versione 3.0 della band, dato che il gruppo di Tension at the seams era già differente rispetto alla band degli esordi”.

E qual è la maggiore differenza rispetto agli esordi?

“Il quadriennio fra il ‘93 e il ‘97 è stato il nostro periodo di hype totale, che ci ha permesso di farci un nome sul mercato italiano. All’epoca eravamo dei ‘pazzi da manicomio’, ragazzini proiettati in un mondo che avevamo sempre sognato. Quello spirito è ancora vivo, nonostante i cambi di formazione. Suoniamo sempre metallo veloce e potente, il tempo non ci ha arrugginito. Siamo i Peter Pan del rock'n’roll”.

Com’è cambiato il vostro pubblico rispetto al periodo di Tension at the seams?

"I numeri sono sicuramente cambiati rispetto agli anni ‘90. Fa piacere, però, vedere che molte delle persone che ci seguivano allora, continuano a venire ai nostri concerti, nonostante i trend attuali abbiano ben poco a che vedere con la musica suonata. Il nostro è un pubblico fiero e potente, che ci dà ancora un sacco di energie. Come è successo allo Slaughter Club di Paderno, quando abbiamo presentato il cofanetto per i trent’anni di Tension at the seams. Il locale era davvero imballato. È stata in quell’occasione che ci è venuta l’idea di organizzare un tour in omaggio all’album”.

Suonate heavy metal in Italia nel 2024, dopo oltre 30 anni di carriera: vi sentite dei sopravvissuti?

"Sì, anche se ci sono band giovani in giro con un seguito internazionale anche maggiore rispetto a noi. Tutto, però, è più edulcorato rispetto al passato. Noi – e gruppi come i Necrodeath e Strana Officina – vivevamo la musica al 100% nella nostra quotidianità. Ora è tutto più social e, in fondo, artefatto”. 

Come descriveresti Tension at the seams a un adolescente che si sta avvicinando all’heavy metal?

"Il disco è stato pubblicato in un momento storico molto particolare, quando per la quasi totalità delle band la musica era soprattutto un hobby. Ebbene, ‘Tension’ è stato un spartiacque, segnando l’ingresso dell’heavy metal italiano in una fase più professionistica. Gli Extrema sono stati la prima band a essere percepita come un gruppo da ‘esportare’ all’estero”.

Che ricordi hai di quel periodo?

"Tanti e tutti belli. Il mini tour di sei date con locali tutti esauriti e fan costretti a rimanere fuori. I concerti del 1993 in apertura a Vasco Rossi per il tour de ‘Gli spari sopra’ e ai Metallica. Da quel momento non ci siamo più fermati, siamo diventati una macchina da live. Credo non sia scorretto dire che Tension at the seams ha sdoganato il metal italiano”.

Tu hai suonato in “Finale” dei Crash Box, un gruppo fondamentale della scena hardcore italiana. Cosa c’è negli Extrema di quella esperienza e di quello spirito?

"La mia attitudine non è cambiata, come dimostra il progetto Lockdown Junkies, la band che ho formato nel periodo di pandemia con nomi storici dell’hardcore italiano e internazionale – Mauro Codeluppi (Raw Power), Paolo Crimi (Beer Bong) e Casey Orr (Gwar) –  dedita a un suono old school profondamente radicato negli anni ‘80. Gli Extrema sono sempre stati una band heavy metal con una fortissima attitudine hardcore”.

Giochino finale. Scegli un vostro concerto di questi trent'anni.

"Vado ancora più indietro e cito lo show di supporto agli Slayer del 7 maggio 1987 all’allora Palatrussardi di Milano. All’epoca, suonando thrash metal, era molto difficile esibirsi in locali mainstream o in venue grandi. Venimmo contattati la sera prima del concerto e accettammo al volo. Quando scesi dal palco, come in ‘Frankenstein junior’, pensai ‘Allora si può fare!’. Non ho mai più visto un pogo altrettanto violento. C’era gente a mucchi, sembrava di vedere edifici crollare. Delle ‘rovine’ come avrebbe detto Stiv Valli di TVOR (storica fanzine milanese punk-hardcore, ndr). Di quel concerto ricordo tutto”.

Una vostra canzone, invece?

"Ne scelgo due. ‘Money talks’ dal secondo album in studio ‘The positive pressure (of injustice)’, il nostro pezzo più ascoltato ed ‘Headbanging forever’, dall’ultimo nostro lavoro. Si tratta di un inno al nostro mondo. Il testo me lo sento cucito sulla pelle. E chi ha vissuto il periodo degli anni ‘80 e ‘90 si può rivedere nelle parole della canzone”. 

E un gruppo che avete sentito vicino?

"Nei Destrage, milanesi come noi, almeno per i primi due dischi, ho visto quella malizia e quella potenza che contraddistingueva gli Extrema di Tension at the seams”.

Ultime parole?

"Stiamo lavorando a un disco nuovo. Sarà breve. Di otto pezzi, come quelli che uscivano negli anni ‘80. Non vogliamo brani riempitivo. Vogliamo che chi lo ascolta dica che gli piacerebbe ci fosse ancora una canzone. Andremo contro le regole del mercato, per l’ennesima volta, anche perché sono ‘paletti’ che rovinano tutto quello che si fa per l’amore della musica. Ma noi, del resto, siamo sempre stati una do it youself band”.