Enrico Bertolino al teatro Carcano con “Le notizie più pazze dell’anno”

One man show (o quasi) con il so teatro istantaneo: Ferragnez? Non mi interessano. Ma i social hanno portato alla barbarie

Enrico Bertolino

Enrico Bertolino

Niente trenini questa volta. Che tanto si sa, non vanno mai da nessuna parte, come dicono ne “La grande bellezza“. In compenso un bastimento carico di risate su questi tempi cupi. Grazie alla satira di Enrico Bertolino, stasera al Carcano con “Le notizie più pazze dell’anno“, nuova tappa del suo Instant Theatre, format con cui il comico milanese si lascia ispirare dalla frizzante quotidianità politica. Fra musica e teatro. Sul palco anche le canzoni dal vivo di Roberto Antonio Dibitonto e Tiziano Cannas Aghedu. Mentre a mezzanotte (ovviamente) si festeggia tutti insieme.

Bertolino, cosa l’ha più colpita del 2023?

"L’atteggiamento delle persone, sempre più scettiche di fronte alle promesse ma in qualche maniera speranzose. Un po’ come quando hai 11/12 anni e cerchi di credere ancora a Babbo Natale, anche se sai che il Ponte sullo Stretto non arriverà mai. Ma c’è poi uno spirito molto italiano che riesce a inorgoglirmi, che è la capacità di reazione, di dare il meglio nell’emergenza".

Cosa le viene in mente?

"Penso a come il generale Figliuolo ha saputo gestire la situazione vaccinale. O alle persone che lavorano nelle piccole e medie imprese, dove vado a fare spettacolo o a tenere corsi sulla comunicazione. Gente che non aspetta la rata del Mes o del Pnrr ma cerca soluzioni, si dà da fare. E mi ha inorgoglito osservare la reazione dei romagnoli, capaci di tener dentro le lacrime e rimettere a posto le cose".

Alcune notizie politiche suscitano un po’ meno orgoglio.

"Abbiamo rispolverato la tradizione dei “centoni“, brani famosi di cui si mantengono le melodie cambiando le parole. E così dedicheremo “La locomotiva“ di Guccini a Lollobrigida e alla sua fermata a Ciampino. Uno di quegli episodi per cui in Scandinavia si sarebbero dimessi e in Giappone avrebbero fatto harakiri mentre qui uno si lamenta degli attacchi. Evidentemente sono cambiati i parametri e si è spinti a fraintendere l’importanza delle notizie, se no non si preferirebbe parlare del pandoro della Ferragni invece della famiglia Verdini".

I social non aiutano.

"È un imbarbarimento. Per questo bisogna entrare nel merito delle cose".

Una battuta sui Ferragnez?

"Non mi affascina quella roba lì, è un attimo che ti accusino di essere invidioso. Alla fine è una vicenda che rientra nel rischio d’impresa: se ti metti a firmare anche le maioliche del bagno, facile che qualcosa vada storto".

Come vede la premier?

"È una donna sola al comando, avrebbe bisogno di un sistema immunitario governativo. Lei prova a darsi da fare. Ma se poi ti giri e trovi un Donzelli, dove vuoi andare? In un momento in cui Forza Italia senza Silvio sembra “Quattro amici al bar“ di Gino Paoli e Salvini si arrabbia per tutto. Di buono per lei è che non c’è opposizione, visto che la sinistra è morta da anni. È come giocare una partita undici contro sei".

Elly Schlein?

"La sua è una condizione difficile, ha ereditato una sinistra che non c’è. Quando Calenda è andato al presidio della Marelli, gli operai sono scappati e lui si è messo a inseguirli, il livello è questo".

Sembrava un film di Monicelli.

"Con un po’ di Germi de “Il ferroviere“".

Un consiglio a questa sinistra? "La nostra chiave è la leggerezza. Ma direi che dovrebbe lievemente riascoltare il suo elettorato. Mi rendo conto che sia come consigliare lo sciroppo per la tosse ma qui c’è da costruire la base prima di qualsiasi rifondazione. E speriamo avvenga perché l’opposizione è necessaria in un sistema democratico".

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