Prima della Scala, parla Dominque Meyer: “Don Carlo, tutta la mia carriera è sul palco”

L’emozione del sovrintendente a 48 ore dal debutto dello spettacolo: "Tematiche forti, musiche bellissime e cast di primo livello”

Francesco Meli (Carlo) e Luca Salsi (Rodrigo) nel Don Carlo, a destra, Dominique Meyer

Francesco Meli (Carlo) e Luca Salsi (Rodrigo) nel Don Carlo, a destra, Dominique Meyer

Milano, 5 dicembre 2023 – “Siamo pronti". A 48 ore dal sipario sul Don Carlo, che aprirà a Milano la stagione della Scala, il sovrintendente Dominique Meyer ripensa alla platea entusiasta degli under 30 che domenica sera ha tributato tredici minuti di applausi allo spettacolo ("Ringrazio ogni anno il mio predecessore Lissner, che ha ideato questa serata fantastica") e si prepara al red carpet di Sant’Ambrogio, con lo sguardo sempre rivolto al futuro e la speranza che l’avventura al Piermarini prosegua fino al 2030.

Sovrintendente, il maestro Riccardo Chailly ha definito il Don Carlo la “Bibbia verdiana“. È d’accordo?

"Credo che il Don Carlo sia una delle più grandi opere del repertorio mondiale. Con il maestro Chailly abbiamo deciso di eseguire la versione che Verdi realizzò per la Scala nel 1884. Un Verdi ormai compositore maturo ed esperto".

Il Don Carlo tratta argomenti che sono di strettissima attualità anche ai giorni nostri.

"È un’opera che affronta tematiche molto forti. C’è la lotta tra il potere temporale e il potere secolare: basta aprire i giornali e leggere ciò che succede nel mondo per capire che l’intreccio tra potere politico e potere della Chiesa è sempre molto pericoloso. C’è una storia d’amore. E poi c’è la questione del rapporto tra padri e figli. Ad accompagnare il racconto c’è una musica di una bellezza straordinaria".

Per realizzare quest’opera, c’è bisogno di un cast stellare.

"Ci sarà tutta la mia carriera su quel palco, e questo mi emoziona molto: guardo gli artisti in scena e ricordo il rapporto che ho instaurato con ognuno di loro in questi anni. Del resto, con tutto il carico di attese e paragoni che questo titolo si porta dietro dal passato, soltanto un cast di primissimo livello può sostenere un’opera del genere. Anna Netrebko non ha bisogno di presentazioni alla Scala e nel resto del mondo: è una garanzia di eccellenza assoluta, siamo sempre felicissimi di averla con noi.

Poi c’è Elina Garanca, che incontrai per la prima volta quando aveva vent’ anni: appena la sentii cantare, le dissi che avremmo lavorato insieme fin quando fossi andato in pensione. Pertusi lo conosco dal 1996, quando ero direttore generale dell’Opera di Losanna. E poi ci sono Francesco Meli, Luca Salsi e Ain Anger. E mi piace sottolineare anche la presenza di giovani artisti, che nella mia carriera ho sempre cercato di lanciare. Non è facile mettere insieme i migliori interpreti di una generazione per ogni ruolo di un’opera: ci siamo riusciti e sono contentissimo di questo".

Quest’anno, non ci sarà il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, ma lei ha già detto che lo aspetta nel 2024.

"Il presidente Mattarella non potrà essere alla Scala per problemi di agenda, ma questo non cambia il rapporto splendido con il nostro teatro. Gli sono particolarmente grato per la vicinanza e l’affetto che ha sempre dimostrato nei confronti della Scala: ricordo la sua presenza in Duomo il 4 settembre 2020 per la Messa da Requiem in memoria delle vittime della pandemia e quella di tredici giorni dopo con il presidente tedesco Steinmeier al concerto che segnò la riapertura temporanea in epoca Covid. Lo ringrazierò sempre per questo".

Lei ha un contratto in scadenza a inizio 2025. Nel marzo scorso, ha paragonato la Scala a una Ferrari, aggiungendo: "L’ho rimessa a posto e vorrei guidarla un po’ “, alludendo agli anni difficili del coronavirus e al desiderio di proseguire la sua esperienza in via Filodrammatici per un altro quinquennio. Restando nella metafora automobilistica, si aspetta il rinnovo fino al 2030 come “pilota” della Ferrari-Scala?

"Mi piacerebbe andare avanti, l’ho sempre detto. Amo questo teatro, lo frequento dal 1980 e ci lavoro per 80 ore a settimana. Credo di aver fatto un buon lavoro e di aver anche instaurato un dialogo sereno con i sindacati. Detto questo, non sono il proprietario del teatro e non sono io a decidere, ma sarei felicissimo di proseguire qui: abbiamo molte cose da fare e io ho ancora tante energie da mettere per il bene della Scala".

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