Ariane Matiakh, la direttrice d’orchestra francese con Milano nel cuore

Questa sera alla Sala Verdi in programma il concerto K 466 di Mozart diretto dalla strepitosa Matiakh

Ariane Matiakh

Ariane Matiakh

Debutto milanese per Ariane Matiakh, strepitosa direttrice d’orchestra francese, sul podio della Württembergische Philharmonie, di cui è direttrice musicale. Questa sera, ore 20.45 presso la Sala Verdi, per la Società dei Concerti di Milano, con lei la pianista Ying Li, vincitrice del Premio Internazionale Mormone, suonerà il “Concerto K 466” di Mozart. In programma “Ouverture- L’isola disabitata” di Haydn “Sinfonia n. 6 -Pastorale di Beethoven. Un grandissimo talento e una profondità interpretativa unica, Matiakh racconta la gioia di essere a Milano

“E’ la città da cui proviene la mia bisnonna, per me è speciale. Sono felice di essere qui con la mia orchestra, la Württembergische Philharmonie e proporre al pubblico milanese alcuni dei brani più belli del repertorio tedesco”

Maestra, come ha scelto il programma?

“La Sesta di Beethoven è una delle opere più significative della musica tedesca; il suo inno alla natura invita alla pace e al rispetto per tutte le forme di vita, è una potente affermazione per l’umanità. Durante i periodi più bui della storia umana, le arti hanno agito come monito per riconnettersi alla bellezza e all’amore, a ciò che l’umanità sa fare meglio. E oggi ne abbiamo bisogno".

E’ considerata fra le donne direttrici d’orchestra migliori della sua generazione.

“Ogni esibizione è diversa, tutti gli interpreti sono unici. Che si tratti di direttori d’orchestra o di musicisti. Conosco tanti meravigliosi direttori d’orchestra, donne e uomini, da cui imparo sempre cose nuove. È la moltitudine, la diversità di talenti che arricchisce il mondo”.

Com’è riuscita a farsi rispettare nel mondo delle orchestre?

“Lavorando, bisogna far «parlare» la musica. Siamo tutti musicisti con lo stesso obiettivo: unire le nostre forze per offrire la migliore prestazione. Se hai competenza per portare la squadra in questa direzione, otterrai un tuo posto. In un mondo ideale dovrebbe essere l’unico criterio per valorizzare un direttore d’orchestra”.

Ha una sensibilità particolare per la musica scritta nel primo Novecento.

“In realtà non faccio restrizioni in termini di repertorio. Sono curiosa e amo ogni stile, perché vi trovo sempre tanta bellezza. Quando ho iniziato a lavorare con la mia etichetta “Capriccio” avevo e ho tuttora  il desiderio con le mie registrazioni di far conoscere alcuni grandi artisti dimenticati. Non è raro nella storia della musica che i compositori scompaiano finché anni o secoli dopo qualcuno non rinnova l’interesse per la loro musica. Ad esempio, è proprio quello che accadde a Bach finché un giovane Mendelssohn decise di prendersi cura della sua eredità”.

E’ figlia di cantanti lirici. Perché ha scelto un’altra strada musicale?

“Quasi nessun adolescente sceglie il mestiere dei genitori ma sono loro molto grata per avermi fatto vivere fin da bambina la magia dell’opera. Amo la musica lirica e ho empatia per i cantanti che spesso accompagno dal vivo, adoro cantare mi diverte tantissimo ma canto solo per gli amici"

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