La festa dei volontari Lilt e la storia di Claudio, che sta accanto a chi è arrivato alla fine della vita

Medici è uno dei 582 milanesi in campo con la Lega italiana per la lotta ai tumori. "Aiutare riempie il cuore, per me quella dell’hospice è un’esperienza personale fondamentale”

Il volontario Claudio Medici

Il volontario Claudio Medici

Milano – “Ogni volta che saluto qualcuno e lascio la stanza non so mai se è l’ultima volta che vedrò quella persona e questo crea un’alchimia forte, unica, che ti permette di uscire dalla stanza con una nuova luce nel cuore". Claudio Medici da due anni svolge la sua attività di volontariato in cure palliative al fianco dei malati terminali, ricoverati nell’hospice Beati Coniugi Martin di Milano.

Un gruppo di volontari
Un gruppo di volontari

Coordina il gruppo dei volontari Lilt, la Lega Italiana per la Lotta ai Tumori, che cercano di portare sollievo a persone arrivate alla fine della loro vita, donando il loro tempo. Claudio è uno dei 582 volontari della Lilt Milano Monza Brianza impegnati su vari fronti, dalla raccolta fondi all’accompagnamento dei malati durante visite e terapie, fino al conforto ai pazienti terminali. In occasione della Giornata internazionale del volontariato Lilt ha organizzato all’Allianz Mico di Fiera Milano, come da tradizione, un momento di incontro e formazione che vuole essere ogni anno il "grazie" corale per il loro impegno gratuito.

Una festa che da 39 edizioni celebra il valore del "prendersi cura", anche con la premiazione dei volontari impegnati da 5, 10 e 20 anni. Tra le storie quella di Claudio Medici, che ha anche portato la sua esperienza al trentesimo congresso della Società Italiana di Cure Palliative (Sicp).

"Quando sono arrivato in Lilt – racconta – ho chiesto espressamente di poter essere assegnato a un hospice, perché era il mio desiderio. Oggi posso dire che è un’esperienza personale fondamentale. Quando ho iniziato ero convinto di poter fare qualcosa per aiutare le persone che si trovano nella condizione di fine vita. In realtà mi sono subito reso conto che il mio impegno mi restituiva molto di più di quando davo. Tutto quello che vivo accanto ai malati – prosegue – mi torna indietro raddoppiato, in termini di emozioni, di relazioni e di momenti difficili o bellissimi. Portiamo noi stessi accanto al letto, cercando anche di alleggerire il momento dell’incontro. Questo non vuol dire sottovalutare la situazione, ma rendere quotidiano il momento della relazione, perché quando entriamo in una camera di ospedale entriamo anche nelle vite degli altri".

Così anche un peluche, che rappresenta tutti gli affetti per una malata oncologica a fine vita affetta da demenza senile, diventa parte di quella rete di conforto. Claudio si prende cura dell’orsacchiotto, lo raccoglie, lo mette a letto accanto alla signora, gli parla. E lei ne è felice. "Nei corsi di formazione ti insegnano come fare – conclude Claudio – ma alla fine lì dentro entri soprattutto con il cuore. Le persone che incontri sono sempre diverse e anche noi siamo sempre diversi di fronte a loro e alla condizione che vivono".

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