Là dove c’erano muri grigi e segnati da tag, alla Bovisa, oggi c’è un museo a cielo aperto. Che cresce di anno in anno. È frutto di “Poli Urban Colors“, versione 2: il Festival di Design urbano, chiamato a far cambiare faccia al quartiere e al campus, è curato da Luca Mayr - in arte Rancy - in collaborazione con il suo ateneo di partenza, il...

Là dove c’erano muri grigi e segnati da tag, alla Bovisa, oggi c’è un museo a cielo aperto. Che cresce di anno in anno. È frutto di “Poli Urban Colors“, versione 2: il Festival di Design urbano, chiamato a far cambiare faccia al quartiere e al campus, è curato da Luca Mayr - in arte Rancy - in collaborazione con il suo ateneo di partenza, il Politecnico. Writer dal 2003, ovvero da quando aveva 13 anni, Rancy si è laureato in Design della Comunicazione ed è rimasto legato all’università. "Qui sono diventato un artista", racconta in una visita guidata alla mostra collettiva che parte da via Schiaffino. Dall’1 all’11 giugno si sono aggiunti duemila metri quadri di arte urbana sul tema dell’Urban Surrealism. Al lavoro 45 artisti e 20 studenti che hanno partecipato a un progetto di didattica innovativa. Durante lo “scouting“ Rancy ha privilegiato due aspetti: "La street credibility e gli studi al Politecnico".

Ci sono Emans e Trota da Roma, Corvino da Bologna e Caribes dal Venezuela. C’è Rancy con la sua ricerca alchemica e spirituale di “Soul vacation” e l’accento sull’essenza delle cose. Spicca lo stile di Peeta con le sue raffigurazioni che giocano con le architetture delle superfici, decostruite attraverso algoritmi e restituite in una tridimensionalità nuova. Le opere poi interagiscono con la realtà aumentata. "Il campus e il quartiere prendono vita – sottolinea Francesco Zurlo, vicepresidente della Scuola di Design –. Gli artisti arrivano da tutte le scuole politecniche: ci sono anche gli ingegneri, per sfatare ancora una volta luoghi comuni. E un terzo è rappresentato da studenti internazionali. Emerge il background culturale e cromatico ed emerge la città internazionale e accogliente come il Politecnico, che dà spazio a chi si mette in gioco".Si.Ba.