F.D.
Cronaca

Scomparso da Milano e trovato morto in un campo a Verdello: la strana storia di Kabir

L’esame del Dna ha confermato l’identità del corpo senza vita rinvenuto il 21 ottobre nelle campagne frequentate da pusher. L’ipotesi di un malore e il dolore del fratello: "Vogliamo chiarezza"

L’area di campagna dove è stato trovato il cadavere e i rilievi dei carabinieri

L’area di campagna dove è stato trovato il cadavere e i rilievi dei carabinieri

Milano -  Ha finalmente un nome il cadavere trovato in avanzato stato di decomposizione a fine ottobre in un campo agricolo a Verdello, nella Bergamasca. Ma resta il mistero sulla dinamica della morte e sui motivi che hanno spinto in quella zona l’uomo, che viveva a Milano. L’identificazione certa è stata possibile grazie all’esame del Dna che ha confermato l’identità: si tratta di Kabil Lekbir, marocchino di 44 anni, nato il 28 aprile del 1978 e che mancava dalla sua casa di Milano, zona San Siro, dal 5 agosto scorso. Da quella data si sono perse le sue tracce, fino al macabro ritrovamento.

Il cadavere era stato scoperto per caso da una donna a passeggio con il suo cane lo scorso 21 ottobre in un campo a est di Verdello, tra via 2 Giugno e via De Gasperi. Il corpo era nascosto tra le pannocchie, e solo il fiuto del cane lo ha trovato. Sulle cause della morte l’autopsia aveva confermato i sospetti delle indagini, e cioè come l’uomo non fosse morto di morte violenta, ma stroncato da un malore. Il mistero sul perché si trovasse lì resta tuttavia ancora da sciogliere. Forse era di passaggio in zona, e aveva trovato un giaciglio a Verdello. La campagna è stata indicata da diversi abitanti come un’area di spaccio, quindi gli inquirenti pensano che l’uomo potesse essersi recato fino a lì per motivi legati alla droga. Forse qualcuno si trovava con lui e, dopo il malore, lo ha abbandonato per evitare problemi. Comunque già poche ore dopo la macabra scoperta, un frammento di documento trovato addosso al cadavere sembrava rimandare proprio al 44enne marocchino.

Il fratello si era poi presentato dai carabinieri della Compagnia di Treviglio per avere più notizie. Investigatori e inquirenti hanno deciso di procedere confrontando il Dna estrapolato dal corpo durante l’autopsia con un campione genetico appartenente al quarantaquattrenne e recuperato nella sua abitazione milanese. Dagli esami è arrivato, quindi, il responso.

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