Vaprio saluta il suo sindaco: "Uomo del bene, ci mancherà"

Grande commozione ai funerali di Luigi Fumagalli. Tanti i colleghi venuti da tutta la Martesana

Vaprio saluta il suo sindaco: "Uomo del bene, ci mancherà"

Vaprio saluta il suo sindaco: "Uomo del bene, ci mancherà"

Un’ondata d’affetto e commozione enorme accoglie il feretro del sindaco nella sua Vaprio. Ieri in San Nicolò l’ultimo saluto a Luigi Fumagalli, il primo cittadino 71enne morto all’improvviso proprio quando la sua lunga malattia sembrava volgere al meglio. Stretti alla moglie Giovanna e ai figli Stefano e Alessia tanti sindaci, consiglieri regionali, la prefettura, i vertici dell’Asst Melegnano-Martesana, volti che negli ultimi quattro anni della sua vita gli erano diventati familiari. Compagni di battaglie e a volte anche avversari magari con scambi di vedute accesi, ma mai senza rispetto.

"Un uomo del bene", ha detto don Sergio Ghisoni ricordandolo. Lo testimoniano i tanti colleghi che hanno voluto esserci: Silvana Centurelli di Trezzo, Elisa Balconi di Cassina, Roberta Maietti di Rodano, Douglas De Franciscis di Basiano, Ilaria Scaccabarozzi di Gorgonzola, Natale Pulici di Grezzago, Fabio Colombo di Cassano, Antonio Fusè di Melzo, Andrea Villa di Pozzo, Lucia Mantegazza di Gessate, Maria Grazia Mangiagalli di Cambiago, Alberto Villa di Pessano, Lorenzo Fucci di Liscate, Curzio Rusnati, ex di Bussero, Daniele Grattieri, vice sindaco di Trezzano, e il suo, Paolo Margutti che traghetterà il Comune alle elezioni, a giugno: "Non volevo raccogliere il testimone così", ha spiegato dopo la funzione. Tutti scossi per una fine che non si aspettavano.

Tanti i momenti impressi nella memoria che "ciascuno di noi conserverà gelosamente", confessano gli amministratori. Dalle battaglie contro il Covid con Fumagalli, lui che era un fragile dopo il trapianto, iper protettivo con i propri concittadini, all’orgoglio dopo tanto pressing per aver tagliato il nastro di una delle prime Case della comunità della zona con l’allora assessora Letizia Moratti. Sembra passato un secolo dall’immagine con la mascherina davanti alla Tac di ultima generazione che secondo lui "avrebbe rilanciato l’ospedale di casa". Quel Crotta-Oltrocchi che si era battuto per riorganizzare al servizio della comunità.

Tutti lì sul sagrato della chiesa che Fumagalli chiuse dopo gli atti di giovani teppisti che seminavano rifiuti a pochi metri dall’altare e giocavano a calcio usando l’ingresso come porta. Si arrabbiava ogni volta che fotografava i resti delle notti brave. Sembra di sentirne ancora la voce, decisa, e la risata che finiva per chiudere ogni conversazione, anche la più seria.

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