Una montagna di hashish. Più di 5 quintali nascosti nel box del pregiudicato legato alla ’ndrangheta

Arrestato Giuseppe Liuni, coinvolto in inchieste con i Barbaro-Papalia. Preso dalla Squadra Mobile anche il fornitore di cocaina Saverio Perre.

Una montagna di hashish. Più di 5 quintali nascosti nel box del pregiudicato legato alla ’ndrangheta
Una montagna di hashish. Più di 5 quintali nascosti nel box del pregiudicato legato alla ’ndrangheta

Lo spessore criminale degli arrestati lo raccontano sì le loro fedine penali, ma anche due particolari valorizzati dal gip Cristian Mariani nell’ordinanza di custodia cautelare in carcere. Il primo: la purezza della cocaina smerciata, con un principio attivo talmente elevato da poter ricavare 12mila dosi da 1,9 chili. Il secondo: per due volte, uno degli intercettati, entrambi forniti di telefoni criptati, è riuscito a disinnescare l’ambientale audio-video installata nella sua auto. Le continue "bonifiche" non sono comunque bastate a Saverio Perre, trentaduenne nativo di Locri, per evitare le manette, a valle dell’ultima indagine della Direzione distrettuale antimafia coordinata dall’aggiunto Alessandra Dolci e dal pm Silvia Bonardi. Con lui è finito in cella pure Giuseppe Liuni, altra vecchia conoscenza delle forze dell’ordine per il coinvolgimento in diverse inchieste antimafia del primo decennio del Terzo millennio.

E proprio nel box di Assago usato come magazzino dal sessantaseienne originario di Canosa di Puglia gli investigatori della Squadra mobile hanno trovato una montagna di hashish: più di 570 chili divisi in centinaia di panetti; sotto sequestro pure una cinquantina di proiettili e maschere in gommapiuma tipo quelle che ladri e rapinatori indossano per non essere riconosciuti. I segugi dell’Antidroga, guidati dal dirigente Marco Calì e dal funzionario Massimiliano Mazzali, sono partiti proprio da lui, iniziando a seguirne gli spostamenti nell’hinterland nei primi mesi del 2023. Nella tarda mattinata dell’11 febbraio, Liuni esce di casa ad Assago, sale sulla sua Citroen C4 Picasso e raggiunge un’area parcheggi di Santa Corinna, frazione di Noviglio. Poco dopo, arriva una Ypsilon nera, che si ferma proprio di fronte: il conducente scende, si avvicina al finestrino e consegna un pacco al sessantaseienne, che lo nasconde sotto il tappetino posteriore destro. Chi è il fornitore? Le immagini registrate da una telecamera di Besate e le stime dei tempi di percorrenza da un paese all’altro rimandano la targa di un veicolo formalmente intestato alla madre di Perre, ma di fatto utilizzato dal figlio Saverio. Qualche ora dopo, alle 16, Liuni riparte da casa e si dirige a Bresso: lì consegna a un ignoto acquirente lo stupefacente del peso apparente di un chilo, quasi certamente lo stesso che gli era stato consegnato da Perre.

È uno dei sei episodi di passaggio di droga contestati al pugliese nella misura che l’ha mandato dietro le sbarre: gli altri sono avvenuti tra il 19 febbraio e il primo marzo a Vittuone, Zelo Surrigone, Rozzano, Bareggio e Cologno Monzese. In quest’ultimo caso, i poliziotti in borghese hanno bloccato in flagranza il compratore Santo Lemma, cinquantaquattrenne di Taurianova, con 1,9 chili di coca appena scambiati. Il gip ha ritenuto "concreto e attualissimo il pericolo di reiterazione delle condotte", tenuto conto "del nutrito curriculum criminale" di Liuni e Perre. Il più anziano dei due ha precedenti per rapina, sequestro di persona, narcotraffico e porto abusivo di armi. Nel 2009, "è stato indagato per aver aderito alla ’ndrina Barbaro-Papalia", mentre nel 2007 "è stato indagato insieme a esponenti delle ’ndrine Mancuso e Molluso-Papalia" nelle operazioni Tenacia e Atropo. Perre, invece, è stato condannato nel 2017 a 5 anni e 8 mesi per spaccio. Gli accertamenti investigativi andranno avanti per capire se Liuni custodisse quella mezza tonnellata di hashish per conto terzi e se qualcuno stesse pianificando un colpo con maschere e pistole.

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