Un percorso per i fratelli degli autistici

Il "Progetto Siblings" di Fondazione Sacra Famiglia aiuta i fratelli e sorelle di bambini con disabilità e autismo a gestire emotivamente la loro situazione attraverso incontri, attività, giochi e condivisione di racconti. Un'iniziativa che offre loro un sostegno necessario per vivere meglio la loro condizione.

L’interesse suscitato nella prima edizione e la grande richiesta per organizzarne una seconda hanno convinto Fondazione Sacra Famiglia a far partire, da gennaio, il “Progetto Siblings“. Si tratta di un ciclo di incontri per coinvolgere fratelli e sorelle dei bambini con disabilità e autismo (i siblings). Un team di esperti lavora con questi bambini e ragazzi e li aiuta ad affrontare dal punto di vista psicologico ed emotivo il loro percorso.

L’iniziativa ha coinvolto quest’anno 12 bambini e ragazzi ed era nata dalle tante richieste delle famiglie. "La disabilità di un figlio e la particolare attenzione che i genitori naturalmente gli riservano hanno un impatto emotivo sui suoi fratelli e sorelle – spiegano da Fondazione Sacra Famiglia –. Gli studi sul disagio dei fratelli e sorelle di bambini disabili partono intorno agli anni Settanta, quando si comincia a indagare il legame fraterno non più secondo una prospettiva solo individuale ma anche relazionale". Partecipando a questi incontri, i siblings (riuniti in gruppo a seconda della loro età) possono esprimersi, sciogliere nodi critici e rafforzare alcune abilità sociali, attraverso attività, giochi, momenti creativi e condivisione di racconti.

"Dare voce, ascoltare e seguire i siblings sul piano emotivo e psicologico è fondamentale per prevenire i disagi che possono scaturire dall’impatto della disabilità sulla famiglia e manifestarsi, per esempio, con difficoltà nel contesto relazionale e a scuola – aggiunge Monica Conti, direttrice dei Servizi innovativi per l’autismo di Fondazione Sacra Famiglia –. L’incontro con altri ragazzi che vivono la stessa situazione e la narrazione che ne deriva aiutano i siblings a esprimere emozioni come paura, senso di solitudine, rabbia e imbarazzo e a trovare le alleanze e il sostegno necessari a vivere meglio la loro condizione". Désirée, 20 anni, sorella di un bambino disabile di 10 anni, ha raccontato: "È stato importantissimo il confronto avuto con un coetaneo che poteva capirmi e condividere esperienze ed emozioni". Francesca Grillo