Carcere di Bollate, i detenuti riciclano rifiuti elettronici: “Recuperiamo metalli nobili e diamo agli uomini una nuova opportunità”

L’iniziativa di Amsa per il trattamento dei Raee. Sette detenuti assunti a 1.000 euro al mese: “Tra gli occupati la recidiva crolla dal 70 al 17%”

Un impianto di riciclo a Bollate : "Recuperiamo metalli, terre rare e persone attraverso il lavoro"

Un impianto di riciclo a Bollate : "Recuperiamo metalli, terre rare e persone attraverso il lavoro"

Bollate (Milano) – C’è un uomo che smonta un modem. Lui non è un operaio qualsiasi e l’area in cui ci troviamo, da 3.000 metri quadri, non è un banale capannone. Siamo dentro al carcere di Bollate e l’operatore è un detenuto. Dal 2018 nella casa di reclusione di Bollate è entrato in funzione un impianto di trattamento dei rifiuti elettrici ed elettronici - gestito da Amsa attraverso la società controllata LaboRaee, in collaborazione con l’impresa sociale Fenixs – che, per le sue caratteristiche, rappresenta un unicum in tutta Italia. Qui arrivano lavatrici, televisioni, pc, cellulari dalle riciclerie milanesi ma anche parchi informatici dismessi dal mondo aziendale, smaltiti secondo standard elevati e senza alcuna dispersione di “veleni“ nell’ambiente. Si tratta di spazzatura elettronica solo di nome, dal momento che custodisce al suo interno una “miniera“ di metalli nobili e terre rare.

Attività economica a tutti gli effetti

"Non è solo un’iniziativa che crea valore in ambito sociale ma un’attività economica a tutti gli effetti, in grado di autosostenersi e durare nel tempo", precisa Marcello Milani, amministratore delegato di Amsa. "La finalità è duplice. Il recupero e la reintroduzione nel ciclo di produzione delle materie prime sono coerenti con la mission di tutela ambientale e di promozione dell’economia circolare del gruppo A2A. Ma è altrettanto prezioso l’obiettivo di inclusione, fornire ai detenuti l’opportunità concreta di imparare un lavoro e inserirsi nuovamente nella società", aggiunge l’ingegner Milani.

Duemila tonnellate di rifiuti

L’impianto è autorizzato al trattamento di 2.000 tonnellate all’anno di rifiuti elettronici, effettuato su due linee di smontaggio: la prima dedicata a tv, monitor e grandi elettrodomestici, l’altra per i piccoli elettrodomestici. "Attraverso la lavorazione è possibile il recupero di ferro, alluminio, rame, ottone, stagno, plastica, vetro, e schede come Ram, schede madri e processori, che al proprio interno hanno materiali nobili come oro, argento, palladio e terre rare, che vengono estratti, in seguito, negli impianti di secondo livello" dettaglia Riccardo Malinverno, direttore tecnico dell’impianto. I detenuti coinvolti (fra attività di smaltimento, riciclaggio e riutilizzo) sono 7 ma, entro quest’anno, saranno affiancati da una stazione robotizzata con l’obiettivo di facilitare il complesso smontaggio degli schermi piatti.

Modello Bollate

"L’età media dei lavoratori, tutti uomini, è attorno a 40 anni, in media condannati a pene di tre-quattro, assunti a tempo determinato con il contratto dei metalmeccanici per 6 ore al giorno e circa 1.000 euro al mese. La cosa più importante, però, è che, grazie al lavoro, i detenuti rinascano” dice Roberto Saini, direttore generale di Fenixs. "Con un’attività professionalizzante cambia la loro vita, perché il lavoro valorizza dignità e impegno, promuove autonomia e autodeterminazione economica", sottolinea Giorgio Leggieri, direttore della casa di reclusione di Bollate che ha una popolazione carceraria di quasi 1.400 detenuti di cui circa 350 lavorano per l’amministrazione, 200 fuori e 150 sono dipendenti di terzi. Il tasso di recidiva è bassissimo, "attorno al 17%". La media nazionale, per i detenuti non lavoratori, è "intorno al 70%", secondo i numeri del Cnel. "Il lavoro è anche un modello di sicurezza" sentenzia il direttore Leggieri.

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