Morte Veronesi: "Si metteva sempre in ultima fila. Era il fotografo della nostra classe"

I ricordi dei compagni di classe, cresciuti insieme al Carducci

Armando Pasini e Liliana Sansoni mostrano la foto di classe. Sul tavolo scatti di Veronesi
Armando Pasini e Liliana Sansoni mostrano la foto di classe. Sul tavolo scatti di Veronesi

Milano, 11 novembre 2016 - "Ricordati, cara Liliana, che voi tutti resterete nel mio cuore gli amici di sempre e di quello spirito un po’ fanciullino che ha d’altro canto tenuti uniti dai banchi di scuola fino a questa maturità che ci porta ancora a guardare con serenità a quel domani che ci aspetterà, permettendoci di abbracciarci nuovamente. Con stima e affetto, Umberto". La lettera di Veronesi – 28 ottobre 2005 – riemerge sul filo dei ricordi. La lettera di un “carducciano’’, perché l’oncologo aveva studiato al liceo classico Carducci, allora in via Lulli. Allora. negli anni delle leggi razziali e della Seconda Guerra Mondiale. Dalla prima ginnasio (così si chiamava la prima media al classico) alla terza liceo. Con lui, una trentina di altri ragazzi che non hanno dimenticato «il ragazzo serio, poco chiacchierone, che amava fare le foto. Anzi, era il fotografo della classe".

A ricordarlo sono Liliana Sansoni e Armando Pasini che stamattina alle 11, con altri carducciani, saranno a Palazzo Marino. Tutti ancora insieme «perché al Carducci si diventa amici per la vita». La loro storia varrebbe un racconto: lei Miss Lombardia nel ’47 e quinta a Miss Italia dietro a Lucia Bosè e Gina Lollobrigida. Poi, protagonista di un corto di Dino Risi. Ma, prima, ferita alla spalla, tra la folla, in piazzale Loreto, dove andò a vedere Mussolini e la Petacci appesi in strada. Lui, giornalista che, dopo 60 anni, a un raduno di classe – dopo un matrimonio per entrambi – si fa avanti. Da allora stanno insieme. E dal ’38 al ’45 erano nella stessa classe. "Quella del professor Erba".

Umberto Veronesi è in alto a sinistra
Umberto Veronesi è in alto a sinistra

La stessa di Veronesi. "Era mediamente sufficiente – ricorda lui – nel rendimento. Si sedeva sempre nell’ultima fila. Abitava nella cascina in fondo a via Vallazze. Andavamo a giocare a calcio nei campi di via Ponzio. Ma aveva le gambe troppo lunghe per fare il calciatore. Io tifavo Ambrosiana e ancora oggi Inter. Lui non mi sembra simpatizzasse per una squadra". Veronesi, anni fa, rivelava di essere stato bocciato due volte. "Probabilmente una sola – afferma Pasini – in prima ginnasio anche perché dalla prima abbiamo studiato insieme". E poi, Veronesi fotografava. "Quando tornavamo da via Lulli o via Costa – ricorda Sansoni, mettendo ordine tra le foto sul tavolo – si metteva da parte e faceva uno scatto. Ce ne sono diverse di una gita sul tetto del Duomo". Sulla parete anche un suo ritratto, bellissima e con gli occhi blu: opera sempre di Veronesi studente. "Ma allora non osavamo manifestarci – osserva Armando Pasini – le studentesse le trattavamo da sorelle. Rispetto assoluto. Ma gli occhi vedevano".

Che la comunità del liceo sia forte lo dimostrano le dediche lasciate sul registro delle firme in Comune: "Sempre nel cuore di Luciana, compagna di classe", il messaggio di un’altra carducciana. I due non rammentano di averlo sentire parlare di medicina. Non poche volte avevano condiviso il rifugio antiaereo. Mai un incontro di classe. Così Liliana Sansoni undici anni fa ha preso coraggio e ha scritto al fondatore dello Ieo, ricordandogli "l’aria del Carducci" e la piccola "famiglia" che ancora si ritrovava. "Certa che la mia lettera sarebbe caduta nel dimenticatoio". Invece no. Veronesi, anzi, si confessò "intenerito davanti ai molteplici ricordi di un tempo passato che il cuore in questo momento mi ha fatto sentire vicini, come se fossero vissuti oggi" .

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