La truffa online del falso poliziotto: “Lei è indagato per pedofilia”. Come funziona e come riconoscerla

Boom di segnalazioni sui raggiri online e meccanismi sempre più sofisticati. L’alert diramato dalla Polizia postale: “Vogliono i soldi, evitate ogni contatto”

I truffatori sono sempre più scatenati e usano metodi sofisticati

I truffatori sono sempre più scatenati e usano metodi sofisticati

Milano – L’email ha per oggetto una "convocazione in Tribunale". In allegato un falso atto giudiziario che avvisa il destinatario di un’indagine a suo carico per "pornografia infantile, pedofilia e pornografia cibernetica", con il logo del ministero dell’Interno e la firma del "capo della polizia e direttore generale della pubblica sicurezza".

Ordina di prendere contatto con il mittente "entro un termine rigoroso di 72 ore", rispondendo all’email, fornendo dati e "giustificazioni" sul caso. E così il malcapitato finisce in balia dei truffatori che, fingendosi funzionari del Tribunale, puntano al suo denaro. L’obiettivo è carpire codici riservati o spingerlo a effettuare una serie di operazioni per trasferire denaro dal suo conto corrente. La vittima potrebbe anche cadere in un ricatto, o finire per pagare somme di denaro per sanare fantomatiche sanzioni.

Un raggiro, quello del falso atto giudiziario, sempre più diffuso e realizzato con modalità sempre più sofisticate. Modalità che possono trarre in inganno chiunque, sfruttando i meccanismi psicologici innescati dalla paura di essere finiti al centro di un errore giudiziario.

"Basta leggerlo attentamente per rendersi conto che è un falso – spiega un milanese che nei giorni scorsi ha ricevuto l’email –. Io ho inoltrato una segnalazione alla Polizia postale, sperando che possa essere utile per contrastare questo fenomeno".

Come riconoscere la truffa

Il primo segnale è proprio la modalità di comunicazione, perché un atto su un tema così delicato non verrebbe mai inoltrato con una semplice email sulla casella di posta personale. Poi altri elementi inverosimili, come la richiesta di fornire "giustificazioni" al fine di "valutare le sanzioni" a suo carico.

La minaccia è esplicita. Per chi non risponde entro 72 ore è previsto "l’arresto immediato", e l’iscrizione nel "registro nazionale dei sex offenders" trasmettendo il nome anche "alle associazioni che lottano contro la pedofilia e ai media". I truffatori scrivono inoltre di essere in possesso di video che "costituiscono la prova dei suoi reati".

Le truffe informatiche più frequenti

L’aumento delle segnalazioni sul truffe informatiche analoghe ha spinto la Polizia postale a diramare un alert: "È in atto una campagna di phishing attraverso false email (...) la Polizia postale raccomanda di non dare alcun seguito a tali email, evitando di entrare in contatto con i truffatori ed astenendosi dal fornire i propri dati personali o dall’aprire qualunque tipo di allegato".

Email che, in alcuni casi, hanno come mittente "l’Autorità garante per l’infanzia o l’adolescenza", in altri il Tribunale, la Procura o le forze dell’ordine. Sono solo alcuni dei sistemi usati per agganciare le vittime, con un invio "a strascico" che finisce sempre per trovare qualcuno che cade nella trappola. I truffatori sfruttano anche il boom dell’e-commerce, sempre più diffuso, con email o sms che invitano a cliccare un link per ricevere informazioni sull’arrivo di un prodotto ordinato o per sbloccare il pacco rimasto “incagliato“ in qualche fantomatico ufficio. Poi ci sono le classiche false comunicazioni da parte della banca per carpire password e codici segreti che, nonostante le campagne per informare sui rischi, continuano a mietere vittime.

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