Il designer e architetto Antonio Citterio (Ansa)
Il designer e architetto Antonio Citterio (Ansa)

Milano, 1 ottobre 2020 - Secondo quanto emerso dalle indagini della Guardia di Finanza il celebre designer e architetto Antonio Citterio sarebbe stato vittima di una presunta truffa da 4.5 milioni di euro.

In base alle ricostrizioni di militari del Comando provinciale della Gdf una delle sue collaboratrici, dal 2013 al 2018, approfittando della delega ad operare sui conti correnti dello studio del professionista, avrebbe incassato indebitamente l'ingente somma. La donna avrebbe agito con la complicità di un funzionario di banca. Le Fiamme Gialle, stanno eseguendo la misura dell'obbligo di dimora nei confronti del dipendente dell'istituto di credito e un sequestro preventivo per equivalente dello stesso importo intascato illecitamente. I reati contestati a vario titolo sono truffa aggravata, autoriciclaggio, evasione fiscale e indebito utilizzo e falsificazione di carte di credito.

Le indagini sono scattate in seguito alla denuncia di Citterio, professionista di fama mondiale, che ha vinto il premio 'Compasso d'oro' per due volte e ha lavori esposti al MoMa di New York e al Centro Georges Pompidou di Parigi. In base alle accuse la segretaria, che aveva la delega a operare sui conti dello studio milanese, li avrebbe in realtà prosciugati falsificando le firme di Citterio su distinte di prelievo di denaro contante, su oltre duecento assegni - per la precisione 234 - , nonché sulle richieste di emissione a sua insaputa di 21 carte prepagate utilizzate per acquisti e prelievi di denaro contante. Il designer è stato "allertato" da alcuni funzionari di banca Bpm che avevano notato che c'era qualcosa che non andava: la firma su alcuni assegni e documenti bancari non corrispondeva alla sua.

Citterio aveva assunto la collaboratrice nel 2007 proprio per gestire i suoi conti e "operare presso la banca di riferimento. In tale ruolo, la donna godeva di totale fiducia - scrive il gip Valerio Natale nel provvedimento con cui ha disposto l'obbligo di dimora per il funzionario di banca e il sequestro del profitto del reato -, tanto che il Citterio, pur controllando quotidianamente gli altri conti, si limitava invece" a chiederle "periodicamente (...) la capienza" di uno dei suoi conti, in particolare quello che "fungeva in qualche modo da 'ponte', in quanto venivano versate le disponibilità" del designer da utilizzare per spese familiari o in nuovi investimenti. Conto che "non a caso - prosegue il giudice - è risultato essere (...) maggiormente soggetto alle sottrazioni di denaro".

Secondo la consulenza tecnica della Procura, si legge sempre nell'atto, sono 264 gli assegni con la firma falsa e tramite i quali sono, dopo la metà del febbraio 2013, stati incassati da tre diversi conti correnti, tra cui quello 'ponte', 994. 550 mila euro. Inoltre tra il 2013 e il 2014 oltre 130 mila euro, secondo la ricostruzione, sarebbero stati prelevati "tramite procedure irregolari di estinzione di altri assegni". Tra i metodi usati per appropriarsi indebitamente del denaro, ci sarebbero stati anche i prelievi a cadenza settimanale "e con un frazionamento tale da non superare la soglia di attenzione" di 5 mila euro "accorgimenti utili ad evitare di insospettire la banca sull'illiceità delle operazioni". Infine a riprova dell'ipotesi dell'accusa, la Gdf ha accertato sui conti dei due indagati e dei loro familiari movimentazione di "ingenti flussi di denaro", per importi pari a circa 3 milioni di euro, "di gran lunga superiori alle loro disponibilità reddituali, che hanno consentito loro di mantenere un tenore di vita elevato e assolutamente sproporzionato rispetto agli stipendi percepiti".

"Ho sporto denuncia nel 2018 per questa vicenda che ha interessato i miei conti personali - ha fatto sapere Citterio -. Attendo di conoscere i provvedimenti della Procura della Repubblica, in cui ripongo massima fiducia".