ANDREA GIANNI
Cronaca

La truffa dei falsi operai: lo schema che portava soldi ai clan. “Se vengono a controllare dategli i cacciaviti"

Manovali assunti con mansioni inesistenti, poi le aziende mandate al fallimento. Gli stipendi intascati da Giacobbe, per loro compensi da 250 a 500 euro

Falsi operai, come funzionava la truffa dei clan

Falsi operai, come funzionava la truffa dei clan

MILANO “Se dovesse venire qualcuno mi chiamate (...) andate a guardare i cantieri e fate finta che uscite di là (...) con la macchina mettete i cacciaviti". Il boss Salvatore Giacobbe istruiva così il suo braccio destro, Giovanni Caridi, sui trucchi per eludere eventuali controlli programmati sulla manodopera assunta attraverso agenzie interinali. Conversazioni intercettate nell’ambito dell’inchiesta della Dda di Milano, condotta da Guardia di finanza e Polizia locale, che ha portato a 14 arresti (tra cui Giacobbe e Caridi) smantellando il business milanese di un gruppo legato alla famiglia Piromalli di Gioia Tauro. Business illeciti anche attraverso truffe ad agenzie interinali, attraverso società controllate da Giacobbe e dai figli - tra cui la Brema srl coinvolta anche nel traffico di rifiuti - che seguivano sempre "uno stesso collaudato schema", ripercorso nell’ordinanza del gip. Operai conniventi venivano assunti per 90 giorni con la formula della somministrazione lavoro per mansioni in realtà inesistenti, attraverso agenzie che anticipavano stipendi e contributi. Gli stipendi, poi, venivano versati alla famiglia Giacobbe dai finti lavoratori che trattenevano per sé "solo la quota minima loro riconosciuta per essersi prestati nella truffa", da 250 a 500 euro al mese. Quando le agenzie chiedevano il rimborso delle somme anticipate al datore di lavoro, le aziende venivano abbandonate e avviate al fallimento, rendendo impossibile recuperare i crediti, visto che il denaro si era già volatilizzato nelle tasche dei Giacobbe. Il gruppo incassava, così, almeno tre mesi di stipendi.

Sono due le agenzie truffate, la Adecco e la Temporary Spa, che hanno sporto denuncia ma, secondo gli inquirenti i raggiri potrebbero essere "molto più estesi". Dalle intercettazioni, infatti, è emersa la ricerca di nuove agenzie attraverso le quali stipulare i contratti. "Lo sai che è diventata dura papà con queste agenzie – spiegava uno dei figli di Salvatore Giacobbe al padre – sono state tutte scottate, vanno con i piedi di piombo".

In un’altra conversazione, inoltre, Salvatore Giacobbe spiega a Caridi che, in definitiva, a pagare il prezzo delle truffe è lo Stato: "Noi li assumiamo e siccome lo Stato prevede che alle agenzie interinali l’80% glieli da il Governo (...) loro mettono il 20%, quando perdono perdono il 20%, l’80% lo perde lo Stato". Una delle agenzie, non ricevendo i rimborsi, a un certo punto ha sospeso il pagamento degli stipendi. A quel punto i truffatori, come è emerso dalle conversazioni intercettate, hanno fatto "la voce grossa", inviando anche una lettera di sollecito firmata dai legali: "I lavoratori non hanno colpe e devono essere pagati".

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