Dimessa dall’ospedale di Magenta, morì per una trombosi a soli 26 anni: due medici imputati

La giovane, con un figlio piccolo, era andata al pronto soccorso per un malessere. Respinta per due volte la richiesta di archiviazione: il caso in Tribunale a Milano

Il pronto soccorso

Il pronto soccorso

Milano – Si era presentata all’ospedale di Magenta perché accusava alcuni dolori. Dopo una prima visita di controllo la giovane fu dimessa e, nei giorni successivi, morì a causa di una trombosi. Il decesso di una 26enne, originaria dell’Ucraina e con un figlio di pochi anni, è al centro di un processo davanti al Tribunale di Milano a carico di due medici che nel 2018, quando avvenne la tragedia, erano in servizio nel pronto soccorso del nosocomio.

Rispondono dell’accusa di omicidio colposo commesso "nell’esercizio della professione sanitaria". Un travagliato caso giudiziario, passato attraverso due richieste di archiviazione presentate dalla Procura di Milano e respinte per due volte dal gip, approdato in questi giorni davanti al Tribunale. I due medici, per quell’episodio, rischiano ora la condanna.

Secondo quanto è stato ricostruito attraverso fonti giudiziarie la 26enne, residente da tempo nel Milanese, nel 2018 si era recata al pronto soccorso perché aveva accusato un malessere e alcuni dolori. I medici in servizio quel giorno, ora alla sbarra, a seguito dei primi accertamenti l’hanno dimessa con la prescrizione di farsi visitare dal medico curante, per poi effettuare eventuali esami specialistici. Una ventina di giorni dopo le condizioni della donna si sono aggravate, è stata ricoverata in un altro ospedale lombardo ed è morta per le conseguenze di una trombosi. La Procura di Milano, dopo il decesso, ha aperto un’inchiesta, disponendo l’autopsia e le consulenze per accertare le cause della morte ed eventuali inadempienze dei medici. Ci fu un’errata valutazione? La situazione fu trattata con leggerezza dal personale sanitario in servizio quel giorno al pronto soccorso dell’ospedale di Magenta? La donna avrebbe potuto essere salvata? La Procura, sulla base delle consulenze medico legali, non ha riscontrato possibili responsabilità penali dei sanitari e ha chiesto, per la prima volta, l’archiviazione dell’inchiesta.

Archiviazione alla quale si sono opposti i parenti della 26enne, ai quali il gip ha dato ragione ordinando nuove indagini. La Procura, quindi, ha ripreso in mano il fascicolo e, dopo i nuovi accertamenti, ha chiesto per la seconda volta l’archiviazione. Istanza ancora respinta dal giudice per le indagini preliminari che, infine, ha disposto l’imputazione coatta dei due medici, portando quindi il caso davanti al Tribunale. Nelle scorse udienze i parenti della vittima si sono costituiti parti civili. Difesi dagli avvocati Ilaria Scaccabarozzi e Sandro Cannalire, gli imputati respingono le accuse. A gennaio verranno ascoltati in aula, e potranno rispondere alle domande dei giudici, del pm Daniela Bartolucci e dei legali, in un processo scaturito dalla tragedia di una donna morta a 26 anni e di un bambino rimasto senza la mamma.

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