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18 mag 2022

Trent’anni dopo Capaci, la scorta va a parlare ai detenuti di Opera

Domani al Carcano tre sopravvissuti della QS15 che proteggeva Falcone. Venerdì saranno nel carcere che ospitò Riina e Graviano

18 mag 2022
Il giudice Giovanni Falcone con Luciano Tirindelli e Giuseppe Sammarco
Il giudice Giovanni Falcone con Luciano Tirindelli e Giuseppe Sammarco
Il giudice Giovanni Falcone con Luciano Tirindelli e Giuseppe Sammarco
Il giudice Giovanni Falcone con Luciano Tirindelli e Giuseppe Sammarco
Il giudice Giovanni Falcone con Luciano Tirindelli e Giuseppe Sammarco
Il giudice Giovanni Falcone con Luciano Tirindelli e Giuseppe Sammarco

Lunedì prossimo saranno passati trent’anni da quel 23 maggio 1992 che è tra le poche date scolpite nella memoria collettiva degli italiani; chi c’era si ricorda spesso cosa stesse facendo, nel momento in cui seppe che il giudice Giovanni Falcone, sua moglie (anche lei magistrato) Francesca Morvillo e gli agenti della scorta Rocco Dicillo, Antonio Montinaro e Vito Schifani erano stati ammazzati dai mafiosi facendo esplodere con un mix equivalente a cinque quintali di tritolo un pezzo dell’autostrada A29 tra l’aeroporto di Punta Raisi e Palermo, all’altezza dello svincolo di Capaci. Nel carcere palermitano dell’Ucciardone la notizia irruppe attraverso la televisione, e fu salutata dai detenuti con applausi e grida di giubilo.

Dunque ha un peso importante quel che accadrà dopodomani, venerdì 20 maggio, nel carcere milanese di Opera, una delle prigioni di massima sicurezza dove negli anni sono stati detenuti al 41-bis, il regime duro fortemente voluto dal giudice Falcone per i mafiosi, alcuni degli uomini che ne organizzarono l’assassinio, come il “capo dei capi“ Totò Riina, morto nel 2017, a 87 anni, nel reparto penitenziario dell’ospedale di Parma, e Giuseppe Graviano, oggi in carcere a Terni, condannato anche lui per la strage di Capaci e accusato da vari pentiti d’aver pigiato il telecomando dell’autobomba che 57 giorni dopo, in via D’Amelio a Palermo, ammazzò il collega di Falcone, Paolo Borsellino, e gli agenti della sua scorta Agostino Catalano, Walter Eddie Cosina, Vincenzo Li Muli, Claudio Traina ed Emanuela Loi, che non aveva ancora compiuto 25 anni ma era stata tra le prime donne assegnate al servizio scorte, e fu la prima poliziotta in Italia a essere uccisa in servizio.

Dopodomani, a Opera, Luciano Tirindelli, Giuseppe Sammarco e Anselmo Lo Presti, agenti della Quarto Savona 15 (il nome in codice della scorta di Falcone) sopravvissuti all’attentato, incontreranno i detenuti e il personale di custodia, portando la loro testimonianza. L’iniziativa, sostenuta dall’associazione Opera Liquida, è organizzata all’indomani di un altro appuntamento aperto a tutti, in programma domani sera (19 maggio) alle 20.30 al Teatro Carcano.

Il capo scorta Sammarco, il poliziotto Lo Presti e Tirindelli, presidente dell’Associazione Scorta Falcone che ne porta avanti la memoria, saranno per la prima volta tutti insieme sullo stesso palco, a testimoniare con lo sfondo d’immagini e video dell’epoca e di documenti dell’archivio antimafia letti dall’attrice Laura Curino. La regìa è di Daniele Gobbin, l’organizzazione di Nidodiragno Cmc, e la celebrazione di una "memoria viva e critica, poiché dopo trent’anni sono ancora molte le domande senza risposta", osservano dal Carcano, non può lasciar fuori Milano, che pure fu vittima di quella stagione della mafia stragista: poco più di un anno dopo Capaci, il 27 luglio del 1993, con l’autobomba alla Gam di via Palestro che uccise i vigili del fuoco Carlo La Catena, Sergio Pasotto e Stefano Picerno, il vigile urbano Alessandro Ferrari e l’ambulante marocchino Driss Moussafir, che dormiva su una panchina.

Giulia Bonezzi

© Riproduzione riservata

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