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11 mag 2022

Tra zii, nipoti e Bellinzona “Ultima Thule“

claudio
Cronaca

Claudio

Negri

Solo il nipote capisce lo zio? Non sempre, ma succede. Lo zio Piero, ad esempio, spiegava la vita com’è, proprio come nella canzone di Paolo Conte. Per intenderci, faceva proprio vedere Shangai in fondo ai viali di Vienna. Dopo l’otto settembre del 1943, non scelse di passare alla Repubblica di Salò e così fu internato in Germania, a vent’anni. Prima di riuscire a fuggire verso gli Alleati, era scappato nel campo di concentramento vicino, dove c’erano le prigioniere russe, verso il più improbabile dei rendez-vous galanti. Aveva la dote lungimirante e salvifica di apparire nel colmo della tempesta, tirandoti all’asciutto. Come quella volta, sull’Autolaghi, verso Gallarate. O come quell’altra, all’incaglio di un esame a settembre. Lui c’era sempre e si sapeva.

Lo zio Gino aveva invece una vena d’artista suonatore, gonfia di commozione. Somigliava al mitico direttore d’orchestra Von Karajan, ma cantava – assai bene – con la voce di Natalino Otto. Anche in guerra era romanticamente fuori moda, girando in cavalleria. Riparò in Svizzera per non finire nei repubblichini. Si separò dal cavallo con molte lacrime. Coi rifugiati italiani mise in piedi un’orchestrina e, di conserva, una delle più toccanti leggende di famiglia: mamma Adalgisa disse di averlo sentito cantare a Radio Monteceneri e mica una canzone qualsiasi. Era Nostalgia de Milan: "O mama mia, mi sun luntan e goo la nostalgia del me Milan. Mi vorarìa tornàa doman..." eccetera eccetera di magone. Un giorno il nipote, piccolo piccolo, chiese allo zio Gino: "Cosa c’è dopo il cortile?" e lui aveva risposto: "Un’altra zona". Era la prima volta che il nipote udiva la parola “zona”. Gli parve, nella sua magica vaghezza, un concentrato di lontananze, di strade perdute. E ancora oggi Bellinzona gli sembra una favoleggiata Ultima Thule. Solo i nipoti capiscono gli zii. Quasi sempre fuori tempo massimo sugli orari svizzeri.

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