Alberto Torregiani e le vittime del terrorismo: “Non si può difendere sempre e solo Caino”

Il figlio di Pierluigi, il gioielliere ucciso a Milano nel 1979 da un commando dei Pac, commenta il ricorso alla Corte europea dei diritti dell'uomo da parte dei familiari di Michele Granato

Alberto Torregiani

Alberto Torregiani

Milano – “Il ricorso alla Corte europea dei diritti dell'uomo non è un oltraggio alla Francia ma un chiarimento di quelli che sono i pesi e contrappesi tra vittima e carnefice: chiediamo di ottenere giustizia perché per troppi anni il nostro Paese non ci è riuscito. Non si può difendere sempre e solo Caino''.

Lo ha detto Alberto Torregiani, figlio del gioielliere Pierluigi, ucciso a Milano il 16 febbraio 1979 da un commando dei Pac (Proletari armati per il comunismo), intervenendo alla conferenza stampa di presentazione del ricorso alla Corte comunitaria presentato dai familiari di Michele Granato, poliziotto ucciso il 9 novembre 1979 a Roma dalle Brigate rosse dopo la sentenza con cui la Corte di Cassazione francese ha reso definitivo il diniego alla richiesta di estradizione presentata dallo Stato italiano nei confronti di 10 terroristi italiani riparati in Francia grazie alla 'dottrina Mitterand'.

''Ho accettato di essere presente al fianco dei Granato perché loro non hanno voce, come tante altre famiglie che vengono ignorate - ha aggiunto Torregiani –. L'oltraggio invece sta nel fatto che ancora oggi dopo trent'anni non si dia peso al dolore che ogni vittima e famiglia porta avanti ogni giorno''.