Torre Branca e l’architettura futuribile

Francesco Felice

Buonfantino

Realizzata in soli 68 giorni da Giò Ponti nel 1933 su volere di Mussolini, Torre Branca, all’epoca chiamata Torre Littoria, è una coraggiosa costruzione di 108 metri. Già negli anni Trenta si mostrò come un’opera innovativa sia per idea che per tecnologia; l’ascensore era così all’avanguardia da consentire ai clienti di raggiungere la vetta in soli 30 secondi. La struttura era e resta all’avanguardia: la torre, infatti, è realizzata con soli tubi d’acciaio Dalmine e ha forma tronco-piramidale; all’interno una seconda costruzione in ferro esagonale costituisce la gabbia dell’ascensore e, ai suoi lati, parte una scala di servizio elicoidale. Così realizzata, la Torre appariva già negli anni Trenta come una costruzione ardita pienamente inserita nelle riflessioni del futurismo italiano di Marinetti o di Sant’Elia. Dopo la Seconda Guerra Mondiale l’opera fu dichiarata inagibile e nel 1972 venne chiusa definitivamente. Negli anni Novanta la torre fu acquistata dalla distilleria Branca e, dopo un risanamento, fu riaperta al pubblico nel 2002. Purtroppo, oggi rappresenta solo un elemento turistico sul quale inerpicarsi per ammirare il panorama, ma non è più possibile pranzare o cenare in vetta, perché il ristorante realizzato negli anni Trenta è stato spostato al piano terra. Oggi Torre Branca è una splendida location per eventi, è considerata un’opera d’arte, così come ha dichiarato il critico d’architettura Edoardo Persico: "L’architettura moderna e la tecnica nuova trovano un punto di contatto: né architettura pura, né pura ingegneria, essa è come il limite di un gusto in cui si trovano risolte armoniosamente tutte le premesse pratiche ed estetiche di un’epoca". Si è pensato più volte che fosse una copia, diversamente realizzata, della Tour Eiffel, in realtà fu solo un modo, ben riuscito tra l’altro, per attirare su Milano l’attenzione pubblica. Negli anni Trenta nasceva in Italia, infatti, il “Movimento moderno”, un moto promosso tra gli altri da Giò Ponti volto alla promozione dell’architettura italiana nel mondo.

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