
Taylor Swift durante una recente performace del suo Eras Tour
Milano – E venne il giorno di Taylor Swift. Arrivata mercoledì notte a Villa Sola Galbiati sul lago di Como col fidanzato Travis Kelce, la regina del pop americano è da ieri in città, nella suite di cento metri quadri con vista sui Giardini Montanelli trasformata in quartier generale della sua permanenza milanese. Sette chilometri ad Ovest, tra gli spalti dello stadio Meazza assediato ormai da giorni dalle avanguardie del suo popolo, gli ultimi preparativi dell’Eras Tour che stasera e domani chiude per lei una latitanza dai palcoscenici milanesi lunga tredici anni.
In scaletta 46 canzoni e (ben) oltre 3 ore di spettacolo. Un rituale che vede l’eroina di “Shake it off” e “Anti-hero” sulla strada ormai da sedici mesi, con un percorso a tappe forzate che ha in agenda anche quattro repliche a settimana con relativo interrogativo: vuoi vedere che ha ragione Dave Grohl quando, in polemica con la cantautrice ammazza-botteghini, dice che i Foo Fighters nei loro concerti cantano dal vivo mentre altri non si sa? Insinuazione rispedita al mittente ogni sera dalla diretta interessata, rimarcando nelle presentazioni di rito di voler ringraziare la band "che suona live per ben tre ore e mezzo".
Ma questo ai 130mila in attesa del formidabile (doppio) evento ormai da un anno interessa poco o nulla, perché a contare è l’opportunità di condividere la magia del momento con gli altri "swifter" e srotolare tutti assieme la pellicola della più entusiasmante avventura del pop americano anni Duemila. Quelli che dividono l’eroina del recente “The Tortured Poets Department” dalla quattordicenne che nella sua cameretta di Hendersonville, Tennessee, scriveva “The outside”, sua prima canzone a finire in una compilation (“Chicks with attitude”).
In mezzo, vent’anni di carriera e plotoni di fidanzati ampiamente citati dalla milionaria discografia swiftiana. Gente come Joe Jonas, il bello dei Jonas Brothers famoso per averla liquidata con una una telefonata di 27 secondi e prontamente punito con la ruvida “Forever & always” di “Feareless”; o il John Mayer di “Dear John”, album “Speak now”. Ma la lista è sterminata, e include la compianta star di “Glee” Cory Monteith, il rampollo di buonissima famiglia Conor Kennedy, il dj scozzese Calvin Harris, la star della Marvel Tom Hiddleston, l’attore Joe Alwyn.
Anche se in questo Eras Tour, a dispetto delle intenzioni antologiche, Miss Swift limita la sua geografia sentimentale al minimo sindacale, ovvero a Jake Gyllenhaal, suo partner tra il 2010 e 2011 cui riserva una ballad di ben dieci minuti, “All too well”, e la revenge song “We are never ever getting back together”, entrambe attinte al repertorio di “Red”; senza tralasciare “Style” legata alla liason (tre mesi) con l’ex più famoso di tutti: Harry Styles.
Davanti al Meazza frattanto è apparso un murale di aleXsandro Palombo che raffigura la cantante nella famosa posa in cui Kim Kardashian mostrava il suo lato B sulla copertina di Paper Magazine. L’opera celebra la storica rivalità tra le due star e mette in evidenza il nuovo brano “thanK you aIMee”, in cui Taylor sembra lanciare una frecciatina a Kim. Sul fondoschiena della cantante è visibile il controverso titolo della canzone, parte del nuovo album “The Tortured Poets Department“ con le lettere maiuscole K, I e M.
