Code infinite ai posteggi. Auto in doppia fila. E l’attesa che si prolunga per minuti, ore. La fase due dei tassisti è sinistramente simile alla situazione vissuta nel periodo di lockdown: pochissime corse, incassi da qualche decina di euro nonostante una giornata passata in strada. In realtà, la domanda è leggermente aumentata rispetto al crollo vertiginoso dell’emergenza Covid, ma l’offerta di macchine è cresciuta a tal punto da annullare il surplus di richieste. In sostanza, ieri la maggior parte dei conducenti ha ripreso a lavorare pensando alla ripresa immediata, scontrandosi però con la realtà: la...

Code infinite ai posteggi. Auto in doppia fila. E l’attesa che si prolunga per minuti, ore. La fase due dei tassisti è sinistramente simile alla situazione vissuta nel periodo di lockdown: pochissime corse, incassi da qualche decina di euro nonostante una giornata passata in strada. In realtà, la domanda è leggermente aumentata rispetto al crollo vertiginoso dell’emergenza Covid, ma l’offerta di macchine è cresciuta a tal punto da annullare il surplus di richieste. In sostanza, ieri la maggior parte dei conducenti ha ripreso a lavorare pensando alla ripresa immediata, scontrandosi però con la realtà: la città è sì ripartita, ma serviranno giorni, se non settimane, perché si rimetta definitivamente in moto. Di conseguenza, molti tassisti sono rimasti inchiodati al parcheggio: a Famagosta, l’attesa media per ricevere una corsa ha sfiorato le due ore in alcuni momenti della giornata; e lo stesso vale per uno dei posteggi solitamente più battuti, quello di piazza Luigi di Savoia in Stazione Centrale, dove alle 10 si contavano almeno trenta auto bianche in coda e zero passeggeri in uscita dallo scalo ferroviario.

Segnalazioni identiche sono arrivate nel corso del pomeriggio da più punti della città: da piazzale Lotto a piazza Firenze (con una fila di centinaia di metri in direzione via Caracciolo), da corso Buenos Aires angolo piazza Lima a Bande Nere. "Rispetto alle scorse settimane – fa sapere il direttore del radiotaxi 6969 Vincenzo Mazza – c’è stata una piccola ripresa, ma non è comunque bastato a coprire tutta l’offerta che c’era per strada: nei prossimi giorni si capirà se ci sarà l’inversione di tendenza che tutti auspichiamo". La situazione è ancora molto complessa, e per certi aspetti senza precedenti: basti dire che qualche giorno fa la centrale del 6969 ha dovuto chiudere i battenti per la prima volta nella sua storia quasi ventennale (le chiamate venivano prese dai lavoratori in smart working) per consentire una sanificazione accurata di tutti gli spazi. "Abbiamo avuto un incremento di chiamate del 20% – sottolinea il presidente del 4040 Emilio Boccalini –. Tuttavia, il fatto che moltissimi colleghi abbiano deciso di riprendere ha di fatto annullato questo aumento". In sostanza: non c’è lavoro per tutti. Tanto che da qualche tempo sta serpeggiando nella categoria un’idea che punta a far incontrare il più possibile domanda e offerta, nel tentativo di ottimizzare al massimo le ore di lavoro: "Come già fatto in altre città – argomenta Silla Mattiazzi di Uiltrasporti – si può pensare a turni alternati in base ai giorni della settimana, con la formula dei giorni pari e dei giorni dispari, riducendo il numero di macchine in servizio e al contempo aumentando le possibilità di prendere le corse per tutti".

Ovviamente, aggiunge Mattiazzi, "sarebbe una soluzione a tempo e strettamente legata a questo periodo di emergenza coronavirus". A tal proposito, il delegato sindacale auspica maggiore attenzione da parte di Comune e Regione, "per affrontare le varie questioni in maniera approfondita, anche sul fronte sanitario".