L’articolo de "Il Giorno" sulla rapina con stupro pubblicato il 21 agosto 2006
L’articolo de "Il Giorno" sulla rapina con stupro pubblicato il 21 agosto 2006

Milano, 17 gennaio 2021 - Non ha battuto ciglio. Tranquillo, come se niente fosse. Quando i carabinieri gli hanno contestato l’accusa per la quale lo stavano ammanettando, ha detto solo poche parole: "Bene, così me ne vado a dormire in un posto caldo". Se le accuse verranno confermate, ci resterà per un bel pezzo: l’algerino di 49 anni arrestato ieri mattina dai militari della Compagnia Monforte deve rispondere dello stupro avvenuto nell’estate di 15 anni fa nell’area abbandonata dell’ex stazione di Porta Vittoria, tra via Cena e viale Umbria. Torniamo a quella domenica. Milano è deserta, sono ancora gli anni in cui la metropoli si svuota completamente nelle due settimane centrali di agosto. Sono le 6 di domenica 20. Una donna di 41 anni, inserviente in un ospedale, sta raggiungendo la fermata dell’autobus per andare a lavoro.

È l’alba, in giro non c’è anima viva. A un certo punto, si avvicina un uomo che la donna descriverà come un nordafricano sui 35-40 anni (oggi si scopre che ai tempi ne aveva proprio 35), alto circa un metro e 75, jeans e t-shirt. La solita scusa dell’informazione per approcciarsi: "Che ore sono?". Lei non capisce neppure cosa voglia ("Ha bofonchiato qualcosa, ma non ho inteso cosa", metterà a verbale) e accelera il passo, anche perché quell’ombra che la segue da un po’ la preoccupa. In un attimo, lui le è addosso: la trascina con la forza tra i cespugli e la violenta ripetutamente, minacciandola con una grossa pietra. "Se non stai buona, ti ammazzo", le dice. Lei è terrorizzata, lo implora di non ucciderla: "Ho una figlia, ti prego". Resta in balìa del bruto per quasi un’ora, immobilizzata dalla paura. Poi lui la rapina di una catenina d’oro, di 20 euro e del cellulare, e sparisce nel nulla. La donna trova la forza di rivestirsi e di tornare a casa dal marito: per strada incrocia qualcuno, ma nessuno le dà una mano. Le indagini dei carabinieri partono immediatamente: il sopralluogo della Sezione investigazioni scientifiche sul luogo del brutale raid serve a repertare alcuni mozziconi, uno dei pendenti che la vittima indossava, il sasso utilizzato per intimorirla e un capello nero. Viene mandato tutto al Ris di Parma, che identifica lo stesso profilo di Dna maschile su una cicca di sigaretta e sul tampone vaginale.

A chi appartiene? Il violentatore non si trova, nonostante i militari passino al setaccio per giorni i ritrovi di fortuna abitualmente frequentati da sbandati e senzatetto. La polemica politica infuria, l’allarme sicurezza torna a farsi sentire: c’è chi chiede lo sgombero della baraccopoli a due passi dal punto in cui è stata aggredita la donna, si parla di "castrazione chimica per gli stupratori". L’inchiesta finisce in un vicolo cieco, e il procedimento viene archiviato. Ed eccoci ai giorni nostri. Lo spunto decisivo per la riapertura del fascicolo arriva il 30 novembre scorso, quando gli esperti del Ris comunicano che la Banca dati nazionale del Dna (operativa da quattro anni) ha accertato una concordanza positiva, il cosiddetto match , tra il profilo genetico dello stupratore e il tampone salivare eseguito a San Vittore a un algerino arrestato nel 2017 per furto. Ripartono gli accertamenti investigativi, coordinati dall’aggiunto Maria Letizia Mannella e dal pm Alessia Menegazzo. I militari del Nucleo operativo della Monforte, guidati dal capitano Silvio Maria Ponzio, riprendono in mano il caso; ci lavorano pure alcuni dei carabinieri che indagarono nel 2006, e la loro esperienza e i loro ricordi si riveleranno fondamentali per chiudere il cerchio. Il sospettato è un uomo che frequenta assiduamente l’area della Stazione Centrale, dov’è stato denunciato per furto qualche mese fa (ha precedenti per reati contro il patrimonio e resistenza a pubblico ufficiale): è un senza fissa dimora, dorme in strada, un fantasma difficile da rintracciare.

Gli investigatori iniziano la caccia nella zona dello scalo ferroviario, chiedendo informazioni anche agli operatori del volontariato che quotidianamente accolgono e sostengono i clochard. La vittima della violenza viene risentita: le viene mostrata una foto dell’algerino vecchia di quasi 15 anni, e lei riconosce senza ombra di dubbio il volto dell’uomo che l’aggredì quella drammatica mattina. Ieri il blitz risolutivo: il nordafricano non reagisce e non sembra neppure stupito, nonostante probabilmente pensasse di averla fatta franca. "Bene, così vado a dormire in un posto caldo", sussurra beffardo. Le indagini non sono finite: ora i carabinieri della Monforte riesamineranno le denunce di casi irrisolti di stupro per capire se l’algerino sia entrato in azione in altre occasioni, prima o dopo l’alba del 20 agosto 2006.