Milano, 26 giugno 2015 - Dopo 22 anni di indagini e processi non sono state ancora chiarite del tutto la dinamica e soprattutto le responsabilita’ della strage di via Palestro a Milano che costo’ il 27 luglio del 1993 5 morti. Uno degli episodi della stagione delle autobombe di mafia (con Roma e Firenze) legate agli omicidi, l’anno precedente, dei giudici Falcone e Borsellino, che piu’ hanno coinvolto l’opinione pubblica anche per la scelta degli obiettivi, siti d’arte, e delle vittime, assolutamente casuali, per instaurare un clima di terrore e ‘ammorbidire’ la pressione dello Stato su ‘cosa nostra’.

Queste le tappe della vicenda:

27/7/1993. - Poco dopo le 23 un vigile urbano nota del fumo uscire da una ‘Fiat uno’ parcheggiata in via Palestro nei pressi della Galleria d’Arte Moderna e del Padiglione d’Arte Contemporanea (Pac) e avvisa i Vigili del Fuoco. Questi accorrono, accertano la presenza di un ordigno ma non fanno in tempo ad allontanarsi: alle 23,14 la bomba esplode uccidendo tre pompieri (Carlo La Catena, Sergio Pasotto e Stefano Picerno), l’agente della Polizia Municipale, Alessandro Ferrari e un immigrato che dormiva su una panchina nei vicini giardini pubblici, Moussafir Driss. Le indagini accerteranno che l’esplosivo, 90 chili di tritolo tratto da ordigni bellici, era stato portato qualche giorno prima nel sottofondo di un camion dalla Sicilia ad Arluno nel milanese e poi messo nell’auto rubata qualche ora prima dell’attentato. 

30/7/ 1993 - Si tengono in Duomo a Milano i funerali di Stato cui partecipano fra gli altri il Presidente della Repubblica Oscar Luigi Scafaro, i Presidenti di Camera e Senato Giorgio Napolitano e Giovanni Spadolini, le autorita’ cittadine e i giudici del pool di ‘Mani Pulite’, ritenuti in un primo momento fra i possibili destinatari della minaccia stragista.

20/12/1993 - I magistrati milanesi inviano un avviso di garanzia a Franco Freda gia’ indagato per altre stragi negli anni della strategia della tensione. La pista neofascista verra’ pero’ accantonata presto. Le indagini, grazie anche alla collaborazione di alcuni pentiti, portano alla pista mafiosa e per anni vengono ricercati e arrestati quelli che vengono ritenuti i protagonisti degli attentati.

Si arriva cosi’ al Giugno 1998 - quando la Corte d’Assise di Firenze cui e’ stata affidata la competenza, condanna una decina di persone tra cui i boss Gaspare Spatuzza e Antonino Mangano.

Gennaio 2002 -  Sempre grazie a collaboratori di giustizia vengono arrestati i fratelli Tommaso e Giovanni Formoso, accusati aver aiutato a scaricare l’esplosivo arrivato dalla Sicilia. L’anno successivo vengono condannati all’ergastolo, sentenza poi confermata nei due successivi gradi di giudizio.

Nel 2008 - Anche Gaspare Spatuzza collabora con gli inquirenti e conferma la sostanza delle indagini e parla di una riunione in cui venne pianificata la strage.

Aprile 2008 -  Nuova condanna per Matteo Messina Denaro e Giuseppe Graviano a 4 anni e sei mesi (in continuazione con altre condanne) per detenzione e trasporto dell’esplosivo. - Novembre 2012 - Viene arrestato Cosimo D’Amato, il pescatore che avrebbe fornito l’esplosivo recuperato dal fondo del mare.

Gennaio 2014 - Arrestato Filippo Miche Tutino, ritenuto il basista a Milano della cupola mafiosa che aveva organizzato l’attentato. Oggi (26 giugno 2015) per lui l’assoluzione in primo grado