Strage di piazza Fontana. La studentessa sul palco: “Più giovani in politica”

Martina Davalli: “La mia tesi interpreta tre stragi con il concetto di necropolitica. Ho intervistato i familiari delle vittime: hanno rabbia, ma credono nella giustizia”

Strage di piazza Fontana. La studentessa sul palco:: "Più giovani in politica"

Strage di piazza Fontana. La studentessa sul palco:: "Più giovani in politica"

Milano – Martina Davalli, 24 anni, studentessa in Scienze politiche all’Università Statale, nella sede via Conservatorio, domani martedì 12 dicembre pomeriggio, salirà sul palco di piazza Fontana per parlare in occasione del 54° anniversario della strage del 12 dicembre 1969. Martina, originaria di Bologna ma da 5 anni a Milano per gli studi universitari, sta scrivendo un tesi di laurea, che discuterà a marzo, in cui si occupa delle stragi di Piazza Fontana, di Piazza della Loggia a Brescia e della Stazione di Bologna. È questo il motivo per cui l’associazione dei Familiari delle Vittime l’ha scelta come relatrice della cerimonia di domani.

Martina, di cosa tratta nello specifico la sua tesi?

"Sono partita dal concetto teorico di biopolitica e di necropolitica, cioè la creazione di morte per ottenere un obiettivo politico, e ho cercato di applicarlo al terrorismo nero italiano e alla strategia della tensione".

Com’è nata l’idea di analizzare le stragi neofasciste?

"L’input mi è stato dato dai due relatori della mia tesi: il professor Roberto Cammarata, che ha tenuto lezioni molto interessanti sul concetto di necropolitica, e Monica Massari, sociologa della memoria, che ha organizzato una lezione in Piazza Fontana dove ha parlato Paolo Silva, uno dei familiari delle vittime delle strage, che dopo ho contattato e intervistato. Da allora in poi ho intervistato molti familiari delle vittime per la mia tesi".

La strage di Piazza Fontana non ha colpevoli condannati ma secondo la Corte di Cassazione la responsabilità è da attribuire ai neofascisti veneti Franco Freda e Giovanni Ventura. Una strage senza colpevoli. Che impressione le fa?

"Le responsabilità di Freda, Ventura e di Ordine Nuovo sono acclarate da verità giuridica, ma i due neofascisti veneti non erano più condannabili perché in precedenti processi sono stati assolti. Ma questo non ci deve abbattere. Perché ci sono stati tanti uomini e donne dell’apparato giuridico e statale, e anche tanti familiari delle vittime, che hanno lottato per ottenere giustizia su stragi che hanno messo in discussione principi come la democrazia e l’antifascismo".

Quali collegamenti ha trovato tra le tre stragi analizzate?

"Sono tutte e tre stragi neofasciste o neonaziste. La particolarità che le collega è l’obiettivo, che è diverso da quello del terrorismo rosso: quelle stragi attaccano una folla, non singole persone, per generare un senso di terrore che politicamente possa produrre risultati, cioè evitare lo spostamento a sinistra dell’asse politico. C’è anche un’altra differenza".

Quale?

"Dopo le stragi nere sono nate le associazioni dei familiari delle vittime, dopo le morti provocate dai terroristi morti, invece, no. Io chiudo la mia tesi sull’importanza della memoria come antidoto per avvertire sui segnali che ancora oggi minacciano la nostra democrazia".

Qual è il sentimento comune ai familiari delle vittime?

"La rabbia per l’ingiustizia subita. Pur continuando a credere nel concetto di giustizia. La rabbia non ha accecato i familiari delle vittime".

Quale sarà il concetto-chiave del suo intervento di domani?

"Che i giovani devono entrare in politica per cercare di ottenere un cambiamento. Ora la politica è meno partecipativa".

Lei è impegnata in politica?

"Partecipo alle manifestazioni per le donne, per l’Ucraina e contro il caro-affitti a Milano".

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