Stradario sentimentale: le 40 vie milanesi fuori dai luoghi comuni secondo Andrea Kerbaker

L’intellettuale racconta percorsi alternativi della città, dove si è fatta la storia

Andrea Kerbaker

Andrea Kerbaker

Milano – Perché, Andrea Kerbaker, nel suo nuovo ‘Stradario sentimentale di Milano’ (Bur Rizzoli) figurano solo 40 tra le 4.600 vie della città?

"Per dirla con una parola difficile: sineddoche (la parte per il tutto), questo 1% scarso disegna comunque il carattere dell’intera Milano".

In un aggettivo?

"Operosa".

La più operosa d’Italia, nella classifica Istat.

"Operosa e privata. Tutto qui è fatto non dalla cosa pubblica, che ci mette al più la firma".

Complesso, il suo sentimento.

"Ad avermi suggerito il titolo del libro è il poeta Alfonso Gatto. Arrivato da Napoli, attirato dalla grande città del Nord con le sue prospettive di lavoro nell’editoria. Il giornale ‘L’Ambrosiano’ gli affidò la rubrica Diario sentimentale di Milano".

Andiamo a incontrarlo.

"In via Palestrina. Nella chiesa del Redentore, all’alba di un giorno del luglio 1934, ventunenne, sposa la ragazza che si era portato con sé nella sua avventura settentrionale, Jole. Ha sette lire in tasca".

Il cronista?

"Leonardo Sinisgalli, altro poeta del Sud, ma ingegnere, meglio integrato, riferisce anche che quella mattina per i viali della periferia gli angeli passavano in bicicletta con in testa la sporta del pane caldo".

Ci sta svelando una Milano sconosciuta.

"Ho scelto di raccontare strade non simboliche, ma dove sono accadute cose, sono vissute persone".

Per esempio, in via Porpora?

"Renato Vallanzasca: a ventotto anni, l’astro nascente del banditismo italiano. E Lucio Fontana, in una palazzina piuttosto anonima, al numero 12, dal 1950 al 1968".

Il lungo soggiorno è infatti ricordato con una targa.

"Fa piacere. Spesso il Comune è invece disattento a questi aspetti".

Segnaliamo dove?

"Nella délabré, drammaticamente abbandonata a se stessa, via Gluck, che ha ispirato l’opus magnum di Adriano Celentano, ha chiuso i battenti nel 2017 anche quel piccolo polo d’attrattività costituito da Fermo Immagine, museo del manifesto cinematografico. E manca persino una targhetta sulla casa abitata dalla famiglia Celentano al numero 14. Imperdonabile".

A volte, c’è un monumento a sovrastare il panorama, ma chi ci passa ignora il significato.

"Accade nella piazza dei Piccoli Martiri, quartiere di Gorla, sul Naviglio della Martesana. Per incuria, il 20 ottobre 1944, un colonnello dell’aeronautica americana sgancia una bomba su una scuola. Muoiono 184 bambini".

Si è tenuto alla larga dal centro, ma perché non da via Bigli?

"È uno dei pochi indirizzi mondiali dove abbiano risieduto due premi Nobel".

Eugenio Montale e chi altro?

"Albert Einstein che arriva in Italia quindicenne, nel 1894, vi trascorre lunghi periodi di buonumore, conservandone il ricordo per tutta la vita".

Albert Einstein ha abitato in via Bigli
Albert Einstein ha abitato in via Bigli

Sottotitolo dello stradario è ‘Storie della città che cambia’. Sempre migliorando?

"In via Rosellini, all’Isola, ho abitato con la mia famiglia dal 1995 al 2017. In una casa di ottima fattura, costruita da un’architetta che l’amministrava senza risparmio di energie. Pochi mesi fa, mi dicono che è tutta sventrata. Probabilmente per raddoppiarla in altezza e sostituirla con vetro abbondante, come usa oggi. Non difendo la città Peter Pan, intendiamoci. Ma mi pare che nella frenesia di crescere, a volte, si butta via il bambino con l’acqua sporca".

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