Stadio del Milan, è scontro. Bruxelles archivia la petizione ma i promotori non ci stanno

Consumo di suolo, lettera dell’associazione GreenSando in risposta al Parlamento europeo. Il portavoce Colapaoli: "Siamo perplessi, chiediamo che le decisioni vengano riviste". .

Stadio del Milan, è scontro. Bruxelles archivia la petizione ma i promotori non ci stanno

Stadio del Milan, è scontro. Bruxelles archivia la petizione ma i promotori non ci stanno

Il Parlamento europeo archivia la petizione contro il consumo di suolo e il futuro stadio del Milan a San Donato, ma i promotori non ci stanno. Oltre a promettere un nuovo e più incisivo appello anti-cemento, gli attivisti dell’associazione GreenSando hanno scritto una lettera a Dolors Montserrat, presidente della Commissione "petizioni" del Parlamento europeo, con la richiesta di riprendere in esame i contenuti del documento che proprio la Commissione ha ritenuto di chiudere. La petizione contro il consumo di suolo era stata presentata da GreenSando nel 2020 e inizialmente pensata a difesa dell’intero Sud-Est Milanese, è stata poi ricalibrata su un secco "no" alla costruzione di uno stadio da 70mila posti nell’area San Francesco, a San Donato. Secondo Bruxelles, si tratterebbe di una petizione datata, che affronta un problema di competenza esclusivamente locale, senza violazione di alcuna normativa comunitaria, o nazionale.

"Il consumo di suolo è sempre un problema locale; sono le sue ricadute, soprattutto l’impatto sul benessere e la salute dei cittadini, che si estendono ben oltre, arrivando a livello planetario. Altrimenti dovremmo affermare che la deforestazione amazzonica è un problema locale, sul quale non ha senso prendere posizione - obietta Luca Colapaoli (nella foto), tra i fondatori di GreenSando -. In Italia non abbiamo uno straccio di legge sulla difesa dei suoli: una proposta in questo senso è ferma da otto anni, in attesa di essere calendarizzata per la discussione in Parlamento. In compenso, la proposta per un nuovo stadio del Milan, progetto di una società privata con finalità prettamente economico-finanziarie, che richiede variazioni ai piani di sviluppo locali e regionali, viene accolta con entusiasmo e si fa di tutto per velocizzarne l’iter". "Siamo perplessi - conclude Colapaoli - sulla posizione e il modo di agire della Commissione. Archiviare il problema svuota lo strumento della petizione del suo valore e della sua efficacia. Chiediamo quindi che le decisioni di Bruxelles vengano riviste".

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