Spazio allo Spazio. Tra passeggiate lunari e oggetti terrestri nati “tra le stelle”

La mostra sul cosmo degli studenti di Architettura degli interni. Appunti di viaggio e curiosità, aurole boreali e costellazioni di detriti.

Spazio allo Spazio. Tra passeggiate lunari e oggetti terrestri nati “tra le stelle”

Spazio allo Spazio. Tra passeggiate lunari e oggetti terrestri nati “tra le stelle”

Si segue la scia del “crash test“ e si trovano appunti di viaggio: si scopre la storia di Ann Hodges, la prima donna colpita in casa da un meteorite, nel 1954: accanto alle foto in bianco e nero è stato ricostruito pure il frammento stellare. Si ascolta - e si vede - il presidente Nixon recitare il discorso che avrebbe tenuto in caso di incidente dell’Apollo 11 o mancato allunaggio (frutto di intelligenza artificiale e dei ricercatori del Mit di Boston) per affrontare il tema del fallimento, alla base delle scoperte scientifiche (e non solo), per poi essere catturati dal primo bacio interraziale della tivù: “Star Trek“, 1961 (ai tempi possibile solo nella Fantascienza e metafora di uno Spazio inclusivo). È solo un primo assaggio di “Spazio allo Spazio - For the Next Larger Context“, mostra-evento che da oggi a domenica prende vita al LaST, il Laboratorio di Sicurezza dei trasporti del Campus Bovisa del Politecnico di Milano.

Alla regìa ci sono cinquanta studenti del laboratorio di Architettura degli Interni che, in collaborazione con il dipartimento Aerospaziale e il supporto esecutivo di Nolostand, hanno realizzato anche sei installazioni per mostrare l’impatto delle scoperte spaziali nella vita di tutti i giorni, a partire dagli oggetti, e per interrogare i visitatori sulle grandi sfide. Al centro c’è anche un modello di satellite progettato dal Politecnico e mandato in orbita.

"Amalia Ercoli Finzi (prima donna in Italia a laurearsi in ingegneria aeronautica, docente del Politecnico e consulente della Nasa, ndr) è stata il nostro spirito guida insieme a Michèle Lavagna, responsabile scientifica della mostra – spiega Davide Fabio Colaci, curatore della mostra insieme a Lola Ottolini –. Perché gli studenti di architettura degli interni parlano dello Spazio? Perché il contesto in cui viviamo è “largo“: abbiamo scoperto che tantissime delle invenzioni dello spazio fanno parte della nostra vita quotidiana terrestre e hanno ricadute importantissime". A partire dalla coperta termica dorata, che fa da sipario alla mostra. "Anche le note a margine che introducono nella mostra sono frutto delle ricerche degli studenti – continua Colaci –, che hanno poi ricreato una passeggiata spaziale: si cammina su un tapis roulant mentre scorrono le ultimissime fotografie scattate dallo Spazio". C’è il “diagramma di una discarica o di una costellazione cosmica“, con un gioco di specchi che riflettono all’infinito i detriti nello Spazio si affronta il problema del loro recupero e della loro pericolosità, evocando il pattume terrestre. Così in cielo come in terra. Un monito arriva anche dall’installazione “Disegno di una luce che non si può spegnere“ che ricrea il fenomeno dell’aurora boreale e accende l’attenzione sulle tempeste solari. Con filtri polarizzati e un’altra passeggiata - questa volta cronologica - gli studenti svelano oggetti che sono stati brevettati per lo Spazio e che fanno parte della vita quotidiana e la loro "anima robotica", dal trapano che prende spunto dalle trivelle al navigatore che prende le mosse dal Gps. In mezzo televisioni, thermos e palline da golf. Gli studenti hanno ricreato anche il nodo Tranquillity della Stazione spaziale internazionale, mettendo in evidenza gli oggetti che sono stati portati lassù, dal crocifisso ortodosso all’orsetto di peluche: l’universo domestico in una capsula. A chiusura un’immagine e un invito: "Bisogna sempre andare più lontano per vedere più vicino".

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