Sovrintendente della Scala, il difficile compromesso: tutti gli ostacoli (superabili) per l’accordo con il Ministero

L’ipotesi proroga per Meyer, l’irritazione di Sangiuliano e le tessere da sistemare per la soluzione

Da sinistra Dominique Meyer, Giuseppe Sala e Fortunato Ortombina

Da sinistra Dominique Meyer, Giuseppe Sala e Fortunato Ortombina

Milano, 9 aprile 2024 –  La strada è stretta , ma gli ostacoli sono tutti superabili. Tanto dipende dalla volontà di trovare un accordo che vada bene agli attori in scena, o che non scontenti nessuno. Per adesso, va registrata l’irritazione del ministro della Cultura Gennaro Sangiuliano per l’inatteso cambio di programma di ieri mattina. Tutti aspettavano la nomina ufficiale di Fortunato Ortombina come nuovo sovrintendente della Scala dal primo marzo 2025, alla scadenza del mandato quinquennale di Dominique Meyer.

Un nome proposto proprio da Sangiuliano e condiviso nelle scorse settimane con il sindaco Giuseppe Sala. Un nome che, a dir la verità, aveva già sollevato qualche perplessità nella precedente riunione del bardo. Nel corso del vertice, un consigliere ha riportato in auge una proposta definitivamente accantonata a fine 2023 perché non gradita a Roma: la proroga di Meyer e del direttore musicale Chailly per un anno (come chiesto anche dall’orchestra con una lettera inviata al Cda), con contestuale nomina di Ortombina e affiancamento di dodici mesi.

Gli altri si sono accodati, primo cittadino compreso, anche se è non stata votata alcuna delibera. Sì, perché nel frattempo il nuovo scenario andava comunicato al Ministero della Cultura. Da quelle parti non l’hanno presa benissimo, come certificato prima da una nota del sottosegretario Gianmarco Mazzi ("Le proroghe rischiano di frenare il rilancio del sistema") e poi da una presa di posizione ufficiosa del Mic, che, al di là delle formule di prammatica sul rispetto per il Cda della Scala e sull’ottimo rapporto con Sala, ha chiarito: "Si era convenuto una decisione diversa", vale a dire l’arrivo di Ortombina già nel 2025 senza ulteriori clausole. La reazione di Sala è stata pacata e conciliante ("C’è da lavorare, voglio tenere unito il Consiglio"), proprio per evitare il muro contro muro e avvicinarsi il prima possibile alla soluzione. Una soluzione-compromesso per tenere insieme da un lato l’indicazione del Governo di cambiare rotta e dall’altro la volontà di Comune, soci privati e artisti di consentire al dirigente alsaziano di completare il suo lavoro, inesorabilmente rallentato dal biennio drammatico dell’emergenza Covid.

L’impressione è che alla fine la quadra si troverà: "Ora è all’attenzione degli organi tecnici del Ministero la questione giuridica dell’eventuale proroga dell’attuale sovrintendente", lo spiraglio lasciato da fonti del Mic. Due le questioni da chiarire. La prima: l’eventuale prolungamento deve essere deciso dal Cda in scadenza a febbraio 2025 o da quello che subentrerà? La seconda: il decreto che ha fissato a 70 anni l’età massima per i dirigenti delle fondazioni lirico-sinfoniche (e che metterebbe fuori gioco Meyer dall’agosto 2025) è valido anche per il Piermarini autonomo? Una cosa è certa: un avvicendamento traumatico non sarebbe un buon viatico per chi arriverà.