EMILIO
Cronaca

"Sorà i verz" Dalla tavola alla poesia

Emilio

Magni

altra sera il Carletto ha invitato gli amici del bar a casa per "un bel busecchin", pietanza che sua moglie è assai brava a cucinare. "El busecchin" è il diminutivo di "busècca" che nel dialetto milanese è la trippa, mangiare tipico lombardo. I brianzoli amano dire però un più intimo "busecchin" per esaltarne l’apprezzamento e attestare quindi che la pietanza è proprio un delizia per il palato. Quando seduta al tavolo, l’allegra e piccola comitiva degli amici del Carletto si è trovata davanti le scodelle fumanti, colme di invitante "busècca", la moglie del Carletto però ha ammonito: "Prima bisogna lassala sorà. Sbrujenta la pias no". La donna ha voluto invitare gli amici a lasciare raffreddare un po’ il gustoso mangiare perché "se scotta non è buono".

Il verbo dialettale "sorà" significa infatti raffreddare, rinfrescare. Nella grafia dell’autentico dialetto milanese si usa la "o" che però si pronuncia "u". In Brianza, nel Comasco e nel Lecchese, si preferisce scrivere "surà". Il termine viene dal latino "esautorare" che significa raffreddare, rinfrescare. "El Luis de Melz", Luigi Manzoni di Melzo, saggio e dotto del dialetto ha scoperto che alcuni poeti meneghini del secoli scorsi amano scrivere "sorà i verz" per indicare "fare una pausa", "prendersi uno svago". Non si comprende però cosa c’entrino le verze: misteri del dialetto. Un altro bel termine dialettale tirato in ballo dalla moglie del Carletto è "sbrujenta". Significa bollente, scottante. Deriva dal verbo "sbrujà" il cui etimo non è nel latino, ma nel germanico "brühen" che vuol dire proprio scottare. C’è però uno "sbrujà" che ha un significato ben diverso. Deriva infatti da "desbrujà" che indica districare, sbrogliare, sgrovigliare, anche allentare. Il verbo è da avvinare al latino "brodiculare". L’allegra tavolata invitata a degustare la "busecca" non si è interessata affatto delle parole, ma ha disquisito sugli ingredienti del delizioso mangiare: in particolare i fagioli borlotti che erano stati preferiti ai fagioli di Spagna.

emiliomagni@yahoo.it

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