Nulla la condanna del foreign fighter Monsef El Mkhayar combattente per l’Isis: "Applicata la Cartabia"

Non si sa se è ancora in vita, gli atti tornano davanti al gip e il caso è “congelato“ .

Monsef El Mkhayar
Monsef El Mkhayar

Milano, 11 gennaio 2024 –  La sentenza di primo grado del 2017, con la condanna a otto anni di reclusione per il foreign fighter Monsef El Mkhayar accusato di terrorismo internazionale, è stata dichiarata nulla dalla Corte d’Assise d’Appello di Milano. Il procedimento torna quindi davanti al gip, alla casella di partenza, anche per effetto delle novità introdotte dalla riforma Cartabia nei casi di processi in assenza dell’imputato che, in questo caso, potrebbe essere morto o ancora detenuto in Siria. Del giovane, partito nel gennaio 2015 dalla Lombardia per unirsi all’Isis, non si hanno infatti notizie dal 2019, quando rilasciò alcune interviste dal carcere dopo la caduta dello Stato Islamico dichiarandosi pentito e pronto a collaborare con le autorità italiane, seguite da anni di silenzio e di ricerche infruttuose. I giudici ieri hanno accolto le richieste del suo legale, l’avvocato Gianpaolo Di Pietto, cancellando di fatto la condanna.

"Tecnicamente la sentenza di primo grado è stata dichiarata nulla, con una sorta di applicazione retroattiva della Cartabia, per difetto di notifica – spiega il legale –. Io sono stato nominato d’ufficio e in questi anni non ho mai avuto contatti diretti con lui che, essendo in Siria, non ha mai ricevuto gli atti e quindi non poteva essere a conoscenza delle contestazioni a suo carico. Questo rende illegittima anche la dichiarazione sulla sua latitanza. La Procura generale non si è opposta, ora attendiamo di leggere le motivazioni dei giudici".

Nonostante la sentenza di ieri, resta valida l’ordinanza di custodia cautelare a carico di Monsef e il mandato d’arresto. Se in futuro verrà individuato, quindi, si ripartirà dalle indagini preliminari e potrà essere celebrato un nuovo processo. In caso contrario il caso resterà “congelato“ in attesa di certezze sulla sua sorte. Anche l’unica parente in Italia, una zia, non avrebbe più informazioni da anni. Monsef, che per un periodo aveva vissuto nella comunità Kayros di Vimodrone, era partito per la Siria dopo un percorso di radicalizzazione in Italia, iniziato quando era ancora minorenne.

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