Severi-Correnti, gli occupanti: "Danni ingigantiti"

Studenti occupano scuola per tre giorni, causando danni per migliaia di euro. Si autoassolvono, negando intenzioni di vandalizzare e minimizzando i danni. Chiedono attenzione alle loro rivendicazioni.

Riassunto: hanno occupato la loro scuola per tre giorni, durante i quali, tra computer e monitor nuovi buttati nella pattumiera, impianto di videosorveglianza distrutto, estintori svuotati nelle aule il bilancio provvisorio è stato di migliaia di euro di danni. Hanno riconsegnato le chiavi a un rappresentante studentesco la notte del terzo giorno, con un messaggio per la preside in cui davano la colpa a "ripetuti attacchi" da parte di imprecisati "infiltrati esterni" che li avrebbero costretti alla fuga. Alla conta dei danni, l’indomani, si è presentata solo una di loro, una ragazza del collettivo. Poi, dopo che 500 tra altri alunni, genitori e docenti lunedì hanno ripulito la scuola che loro avevano riconsegnato inagibile, hanno partorito un testo in cui ribadiscono che le loro "intenzioni non erano in alcuna misura di devastare e vandalizzare la scuola", respingono come "assolutamente falsa" l’ipotesi di "un utilizzo degli estintori per rendere la scuola inagibile" e "saltare ulteriori giornate scolastiche" e minimizzano l’entità dei danni che sarebbe stata "estremamente ingigantita" dai soliti "media e dalla stessa preside". Impermeabili alla realtà che i loro compagni hanno appena potuto apprezzare. In sostanza, i liceali che hanno occupato il Severi Correnti dal 30 gennaio al 2 febbraio si autoassolvono, sostenendo di avere anzi provato a pulire e a tutelare la scuola. E si preoccupano della propria immagine, pretendendo che la stampa distolga l’attenzione da ciò che li mette in imbarazzo: "Ciò che hanno fatto i giornali è mettere in secondo piano i vari disagi presenti nel nostro istituto, per lasciare tutta l’attenzione (soprattutto a livello mediatico) sui danni trovati dopo l’occupazione. Vogliamo che le nostre rivendicazioni riemergano, e che siano oggetto di riflessione e discussione, per far sì che la nostra scuola sia veramente un posto sicuro per tutti". A loro insindacabile giudizio. Gi. Bo.

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