Sesto, sgombero di via Marconi: a dodici ore dal blitz tornano gli occupanti

Residenti esasperati: "Da due anni viviamo dentro un incubo tra spaccio, topi, risse e spari tra bande rivali". L'assessore Lamiranda: "Chiediamo ancora un po' di pazienza in vista dei cantieri".

Sesto, lo sgombero del palazzo

Sesto, lo sgombero del palazzo

Sesto San Giovanni (Milano), 26 gennaio 2024 – È durato meno di 24 ore lo sgombero dell’edificio del degrado di via Marconi, eseguito dalla polizia locale ieri, giovedì 25 gennaio a Sesto San Giovanni.

“Alle 5 di questa mattina le transenne erano state spostate e le delimitazioni eliminate. Questa è la situazione: quasi 12 ore di regole rispettate”, denuncia un residente. Gli occupanti sono tornati nel palazzone che si estende sui civici 248-252 e il quartiere è esasperato. “In questi anni abbiamo rischiato di saltare in aria perché manomettevano i contatori del gas. Abbiamo rischiato di morire incendiati, perché accendevano il fuoco nei rifiuti. Con odori che lascio solo immaginare”, fa eco un’altra abitante del rione. Il timore è che gli abusivi possano spostarsi anche poco più in là, negli altri immobili vuoti di via Bergomi.

“A memoria siamo al quarto, quinto sgombero. Siamo arrivati in questi anni a una presenza massiccia di più di 30 individui nelle quattro strutture che circondano l'area – continuano i residenti -. Tutti si rimbalzano le competenze per poter intervenire . Dai carabinieri alla polizia di Stato alla polizia locale. Chiamavi, passavi 15 minuti al telefono per essere rimbalzato e ripetere la telefonata a più operatori. Nel frattempo era già finito tutto. Incendi applicati tra le macerie e la sporcizia. Per non parlare della vecchia proprietà che, mentre vendeva, ha lasciato tutto in abbandono”.

Una situazione che dura da oltre due anni, in cui quella di via Marconi è diventata una vera e propria zona franca, nonostante i blitz delle forze dell’ordine, sopralluoghi anche del Comune e ordinanze per intimare il ripristino della sicurezza e delle condizioni di igiene di quel luogo. “Spacciano alla luce del giorno, creando terrore nella via. Per non parlare della prostituzione e delle donne che entravano e uscivano la notte. Le lotte tra clan in piena notte con urla e spari di pistola. Gli sfratti interni che si facevano fra di loro per avere un posto letto. Buttando tutto giù dai ballatoi e dai balconi. Gli odori di escrementi umani. E poi topi. Ovviamente abbiamo anche denunciato alle autorità sanitarie, senza esito”.

L’amministrazione, da parte sua, chiede ancora pazienza agli abitanti del quartiere. “Lo sgombero, a cui avete assistito, fa solo parte delle opere propedeutiche alla futura demolizione dell’edificio – replica l’assessore all’Urbanistica Antonio Lamiranda -. In questi giorni, la proprietà insieme ad Enel disattiverà tutte le reti, predisponendo il quadro elettrico di cantiere. Come Comune non abbiamo ancora rilasciato il permesso di costruire seppure il progetto abbia ricevuto il nulla osta formale dalla commissione paesaggio”. Entro fine mese, al massino a metà febbraio, si conta di rilasciarlo. “Non dipende da noi ma da quando la proprietà verserà gli oneri di urbanizzazione. Ci è stato indicato che lo faranno entro fine mese – spiega Lamiranda -. Quando rilasceremo il permesso sarà il vero momento di inizio della trasformazione del quartiere. Un intervento che si è reso possibile solo grazie al nuovo Piano di governo del territorio che abbiamo approvato nel dicembre 2021 e che è in vigore da aprile 2022”. Al posto del palazzone del degrado nasceranno due palazzine con appartamenti del valore di listino anche di mezzo milione di euro. “Solo in quel momento inizierà veramente il cantiere e la trasformazione, irreversibile, dell’area. Ancora qualche settimana di pazienza”.

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