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29 apr 2022

Milano, nel 2012 la diagnosi di sclerosi multipla: "Nessuno mi ha più assunto"

La storia di Eleonora, un passato come commessa in un negozio di oggettistica. "Se hai la sclerosi multipla ti si chiude ogni porta. Ora dipendo da mio marito"

giambattista anastasio
Cronaca
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Eleonora Nucera

Milano, 30 aprile 2022 - Che vuoi fare? Vuoi continuare a lavorare?". È questa la domanda che Eleonora Nucera si è sentita rivolgere il 18 settembre del 2012 dal titolare del negozio di oggettistica per il quale era stata messa sotto contratto come commessa. Sì, Eleonora avrebbe tanto voluto continuare a lavorare. E invece quell’impiego è stato l’ultimo. Da settembre del 2012 ad oggi non ha più trovato nessuno disposto ad assumerla. Quella domanda le è stata rivolta in un momento spartiacque della sua vita: qualche mese prima, il 4 luglio dello stesso anno, le era stata diagnosticata la sclerosi multipla.

"Questa è la ragione per la quale nel 2012 quel contratto per quel negozio, una volta scaduto, non mi è stato più rinnovato – racconta Eleonora, che oggi ha 39 anni –. E questa è la ragione per la quale non ho più trovato alcun impiego: ho fatto domande su domande, mandato curriculum su curriculum, partecipato a colloqui su colloqui ma quando dici “sclerosi multipla“ si chiude ogni porta". Una situazione, questa, che Eleonora condivide, purtroppo, con tante altre persone che sulla loro strada hanno incontrato questa malattia neurodegenerativa.

Una situazione che ad Eleonora pesa in modo particolare se si considera che ha iniziato presto a lavorare e che per lei avere un impiego non significa solo avere uno stipendio alla fine del mese: "Ho cominciato a 14 anni, anche 8 o 9 ore al giorno, mi sono pagata la patente e la prima auto da sola, dipendevo solo da me stessa: è questo che mi manca, l’indipendenza. Da settembre del 2012 dipendo da mio marito. Ma non è solo questo – spiega Eleonora –: per un malato il valore del lavoro è anche psicologico. Il lavoro è vita, è movimento, è evadere dal pensiero della malattia, sentirsi sani e “normali“ almeno in quel lasso di tempo che si trascorre lavorando insieme ad altri. Il lavoro è un fatto di apertura sociale, per me".

Esiste una legge che tutela il diritto e la possibilità di lavorare delle persone con disabilità, è la 68 del 1999: "È ottima ma andrebbe completata con prescrizioni più puntuali per chi convive con malattie degenerative" spiega Eleonora, senza nascondere a se stessa i limiti che la sclerosi multipla impone sul posto di lavoro. "Il grande problema per noi, il problema sostanziale, è la stanchezza. Io ogni giorno stacco da mezzogiorno alle 14.30: in quelle due ore ho assoluto bisogno di riposare per poter poi ripartire e, ad esempio, andare a prendere mia figlia a scuola alle 15.30". Per questo, secondo Eleonora, "occorrerebbe che la legislazione individuasse quelle che sono le mansioni lavorative particolarmente idonee a chi ha la sclerosi multipla".

Eleonora fa volontariato e la sua mansione per l’associazione consiste nell’inserimento dati, nel tenere e curare l’agenda, nel prendere e coordinare appuntamenti. "Questo è un lavoro del tutto idoneo a chi ha una malattia degenerativa – assicura Eleonora –. E quando io impiego il mio tempo in questa attività sono felice, mi sento felice, non penso alla mia malattia, parlo di tutto con le altre volontarie, evado. Questo è il valore psicologico del lavoro al quale facevo riferimento prima". E per preservarlo, per fare in modo che tale valore possa essere concretamente vissuto e realizzato "è giusto – sempre secondo Eleonora – badare un po’ di più anche alle aziende. Dal punto di vista della legge ci vorrebbe qualche agevolazione e qualche garanzia in più per gli imprenditori o i titolari di attività che si rendono disponibili ad assumere persone con disabilità, garantendo loro quello che è e che resta, comunque, un diritto. Il diritto al lavoro". Quel lavoro che da quando le è stata diagnosticata la sclerosi multipla, questa donna di 39 anni, non riesce più a trovare. Una barriera immateriale. E pure tra le più odiose.

giambattista.anastasio@ilgiorno.net

 

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