Sciopero alla Decathlon. Protesta dei lavoratori: precari, part-time, ferie. E il contratto in stallo

Due anni di trattative fallite, l’agitazione ai cancelli del magazzino logistico. Fra i nodi da sciogliere "ritmi troppo veloci, a rimetterci è la sicurezza".

Sciopero alla Decathlon. Protesta dei lavoratori: precari, part-time, ferie. E il contratto in stallo
Sciopero alla Decathlon. Protesta dei lavoratori: precari, part-time, ferie. E il contratto in stallo

Due anni di trattative fallite alla Decathlon di Basiano e il contratto nazionale in stallo, abbastanza per far scattare lo sciopero nel magazzino del marchio di articoli sportivi in via Porta. Il polo dell’hinterland serve i negozi del Nord Italia. "Eppure il 30% degli oltre 400 dipendenti è precario - spiega Alice Romano della Filcams-Cgil Milano che segue la vertenza -. Ne chiediamo, senza ottenere risposta, la stabilizzazione da tempo". Stessa musica per i turni che il personale vorrebbe soprattutto "per riuscire a conciliare professione e vita familiare. Tanti hanno genitori anziani ai quali badare". "Le nostre proposte, tutte molto concrete, sono rimaste lettera morta, come il rinnovo del contratto collettivo al palo - aggiunge la sindacalista - dopo 24 mesi di chiacchiere della direzione abbiamo imboccato la strada della protesta". Fra i nodi da sciogliere, "anche i tanti, troppi part-time involontari, imposti cioè a chi sarebbe disposto a lavorare a tempo pieno, ma i francesi preferiscono frammentare per assicurarsi la massima flessibilità. Inseriscono continuamente personale a 24 ore settimanali. Una strategia, questa sì, ormai consolidata". Fra le cose che non vanno anche il divieto di mettersi in ferie in determinati periodi dell’anno, come dicembre. Paletto inaccettabile". Succede anche per le pause, "e poi i ritmi sono troppo veloci e a rimetterci è la sicurezza, altro punto cruciale della nostra piattaforma. Per trattare sempre più colli si rischiano pericolosi strappi alla procedure che invece garantiscono l’integrità fisica degli addetti. Eppure i dipendenti sono valutati proprio in base alla velocità e anche questo è assolutamente sbagliato". Quella di ieri è la prima iniziativa, "aspettiamo la risposta. Quel che è certo è che i magazzinieri non possono continuare in queste condizioni anche alla luce dei risultati economici del gruppo, una delle realtà che è cresciuta in modo esponenziale anche durante il Covid". La conferma nei numeri: fatturato a 15,4 miliardi nel 2022, utile a 923 milioni, 105mila collaboratori in 70 paesi "e qui facciamo fatica a ottenere risposte. Fingono di darci retta - conclude Romano - ma di volta in volta ci calano sempre e solo sulla testa decisioni unilaterali, senza neppure consultare l’Rsu".

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