STEFANIA CONSENTI
Cronaca

Salone, la volata finale. Cinesi, indiani e arabi: i ritorni e le nuove rotte: "Stand anche di sera"

Boom di visitatori dall’estero. Le proposte di Daniele Lago e Giulia Molteni "Orari lunghi ed eventi nei padiglioni". "Migliorare accoglienza e trasporti".

Salone, la volata finale. Cinesi, indiani e arabi: i ritorni e le nuove rotte: "Stand anche di sera"

Salone, la volata finale. Cinesi, indiani e arabi: i ritorni e le nuove rotte: "Stand anche di sera"

E al quarto giorno è già tempo di bilanci. Volata finale con la chiusura, domenica, della 62esima edizione del Salone del Mobile. La “regia“ supera l’esame a pieni voti, un pochino meno la città congestionata dal traffico. Ma il “sentiment“ che si coglie parlando con i visitatori e girando fra i padiglioni, architetture sempre più sofisticate, è positivo. "Siamo molto soddisfatti, sono tornati gli asiatici in blocco, anche gli americani. Direi che abbiamo un 10% in più di presenze nel nostro stand di 820 metri quadrati", conferma Daniele Lago, designer e ad dell’azienda che ha la sede in Veneto, nel padovano. Ultimo di dieci fratelli, dopo una carriera pallavolistica, all’inizio degli anni 2000 Lago ha deciso di dedicarsi all’azienda che da artigianale si è trasformata arrivando a 200 dipendenti e un fatturato che supera i 62 milioni di euro. Punto di riferimento nel mondo del design e per il mercato italiano, con una spiccata vocazione per crescere sul mercato estero. "L’appeal di cucina e bagno è indiscusso, le biennali sono trainanti, ma s’era visto dal primo giorno che c’è molta più affluenza – aggiunge – Noi abbiamo presentato tre designer, crediamo molto nei giovani creativi e siamo attenti a sostenerli. La casa del futuro? Tecnologica certo, con la stampa 3D e l’intelligenza artificiale che la faranno da padrone. Ma attenzione: l’empatia dovrà sempre guidare le nostre scelte, generare ecosistemi per umani".

Immagina case a misura d’uomo, integrate con la natura, dove il valore maggiore sia di poter osservare ciò che le circonda e l’empatia del design sia superiore al suo egocentrismo. Ancora Lago: "Sarà fondamentale tenere per il futuro quello che abbiamo guadagnato, non retrocedere. Oggi il Salone è fra le più importanti manifestazioni di design al mondo e va mantenuto forte perché è un traino importante per tutto il Sistema Paese". Consigli alla presidente Maria Porro? "Le direi di continuare così, risponde benissimo alle esigenze della contemporaneità. Invece è il momento di interrogarsi sull’ecosistema milanese che non sembra reggere ai flussi turistici. Andrebbero potenziate le corse in metropolitana. E sul Fuorisalone voglio dire che senza il Salone non esisterebbe... È troppo a macchia di leopardo. Io farei un ragionamento su una versione serale del Salone del Mobile ma in Fiera, con la possibilità di organizzare eventi nei diversi padiglioni".

Per Giulia Molteni, direttore marketing e comunicazione dell’azienda di famiglia, terza generazione, "questa edizione del Salone è stata premiante". Le biennali hanno riportato al centro dell’interesse la cucina, ambiente sempre più centrale, dopo l’outdoor. "C’è stato il pieno ritorno della Cina, dell’Arabia Saudita ma anche dell’India, un mercato giovane, molto interessante. Naturalmente grande presenza degli Stati Uniti, terzo e strategico mercato per noi". Aperta nel 1934 come bottega artigiana da Angelo e Giuseppina Molteni, fra i fondatori del primo Salone del Mobile nel 1961, Molteni&C compie 90 anni: è oggi parte di uno dei principali gruppi industriali del settore dell’arredamento di alta gamma, riconosciuto a livello internazionale per la grande tradizione e la collaborazione con i più prestigiosi designer.

Anche Giulia Molteni insiste sulla necessità di "migliorare il rapporto con la città che non sempre si dimostra all’altezza di poter accogliere così tante persone. Milano è una città in fermento, ci sono delle belle installazioni, un Fuorisalone allargato con Alcova che è andata fuori, in Brianza. Ma gli alberghi restano troppo cari e la rete dei trasporti va migliorata".

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