Rogoredo: massacrato di botte dopo il litigio. I picchiatori incastrati dalla foto di gruppo

Cinque arresti a distanza di un anno: il branco accusato di aver pestato a sangue un albanese che aveva bisticciato con un loro amico. L’immagine trovata dalla polizia nel cellulare della vittima

Il pestaggio ripreso dalle telecamere

Il pestaggio ripreso dalle telecamere.

Milano, 7 marzo 2024 – “Ha iniziato ad atteggiarsi. Gli ho detto che caz... ti atteggi, pisciat... di m...?". Sarebbe cominciata così la lite in strada tra un italiano 38enne e K., albanese coetaneo, la sera del 29 marzo di un anno fa tra via Monte Cengio e via Monte Palombino a Rogoredo. "Voleva fare il figo perché c’era una tipa", è il racconto dell’italiano, captato in un’intercettazione dalla polizia. Così, l’albanese "ha tirato fuori il coltello". Per non essere da meno, l’italiano si è procurato un’altra lama in un bar di via Monte Cengio. Ma non si è andati oltre le minacce. Poi l’italiano è andato via. Mentre l’albanese è tornato dopo un’ora con una pistola scacciacani e indossando un giubbotto mimetico. Per il “secondo round“.

Incontro impari

Peccato che non abbia trovato l’italiano ma alcuni suoi amici. Ed è scattato il pestaggio brutale, dopo che, mentre veniva disarmato, è partito un colpo a salve. Pugni e calci hanno ridotto lo straniero in fin di vita: ha riportato un gravissimo trauma craniofacciale, gravi lesioni multiple e diffusa emorragia cerebrale. Ora rischia di rimanere invalido. Undici persone hanno chiamato il 112 quella sera: "Vedo uno per terra, lo stanno ammazzando di botte".

Ora i presunti responsabili sono finiti in carcere per tentato omicidio: sono Maurizio Urso, di 29 anni ("appassionato di pugilato" e indicato da testimoni come uno degli aggressori "più accaniti"), Antonio De Matteis, di 30, Francesco Astio, di 40, Mario Marrone, di 27 e Orazio Della Rocca, di 28. Nei loro confronti il gip Teresa De Pascale ha emesso l’ordinanza di custodia cautelare, su richiesta dei pubblici ministeri del VII Dipartimento.

Colpito alle spalle

"Emerge che l’aggressione di gruppo ai danni di K. abbia avuto inizio dopo che lo stesso era stato già disarmato e si stava allontanando", scrive, ritenendo "la reazione al torto subito del tutto sproporzionata ed inadeguata". Le indagini sono state portate avanti dalla sezione Reati contro la persona della Squadra Mobile guidata da Domenico Balsamo con intercettazioni, l’ascolto di testimoni e l’analisi dei filmati delle telecamere.

E sono partite subito, cominciando dall’esaminare il cellulare della vittima e scoprendo che il suo primo rivale gli aveva mandato messaggi intimidatori quella sera. Nella galleria del telefono c’era anche una foto di gruppo in cui comparivano la vittima e altri uomini, poi risultati essere tra i responsabili dell’aggressione. Tutti i coinvolti, infatti, si conoscevano tra loro. E quella foto è stata fondamentale per risalire agli aggressori. La vittima e il primo rivale sono stati indagati per minaccia aggravata dall’uso di armi e, l’albanese, anche per porto abusivo di pistola scacciacani.

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