Robinho va in carcere: la giustizia brasiliana respinge il suo ricorso

L’ex attaccante del Milan condannato per violenza sessuale su una 23enne conosciuta a Milano. La sentenza è diventata esecutiva

Robinho accompagnato nella sede degli uffici della polizia dopo essere stato prelevato nella sua villa dagli agenti

Robinho accompagnato nella sede degli uffici della polizia dopo essere stato prelevato nella sua villa dagli agenti.

Milano, 22 marzo 2024 – L'ex calciatore della nazionale brasiliana e del Milan Robson de Sousa, conosciuto come  Robinho, è stato arrestato dalla Polizia federale del Brasile dopo che il giudice della Corte suprema ha rigettato la richiesta della difesa dell'atleta di sospendere l'esecuzione della condanna a nove anni per stupro, comminata dal tribunale di Milano e che per decisione della magistratura brasiliana sarà scontata nel Paese sudamericano. L'atleta, che si trovava nella sua villa di Guaruja, sul litorale paulista, è stato condotto presso la sede della Polizia federale di Santos dove, al termine delle formalità di rito, sarà traferito in carcere.

Il ricorso respinto

La difesa di Robinho sosteneva che la decisione dei giudici del Supremo tribunale di giustizia (Stj) di omologare la sentenza italiana fosse incostituzionale e, per questo, confidando in una possibile revisione dal provvedimento di Stf, ultimo possibile ricorso giudiziario, aveva chiesto di rinviare il momento del trasferimento in carcere. Ma l’istanza non è stata accolta e per l’ex attaccante rossonero si aprono le porte della galera.

La difesa della vittima

“Il senso della vicenda, a prescindere dai risvolti mediatici, è per tutte le vittime di violenza quello di denunciare, di procedere, di non avere paura anche se dall'altra parte magari c'è il personaggio ricco e famoso e noi oggi siamo assolutamente soddisfatti, abbiamo sempre avuto fiducia nella giustizia brasiliana”. Così l'avvocato Jacopo Gnocchi, legale della giovane che nel 2013 a Milano, quando aveva 23 anni, subì una violenza sessuale di gruppo da parte di Robinho e altre persone, commenta l'arresto in Brasile dell'ex calciatore del Milan. L'ex attaccante deve scontare una condanna a 9 anni di reclusione, resa definitiva dalla Cassazione nel gennaio 2022, nel Paese sudamericano, come ora deciso dalla magistratura brasiliana. “È l'epilogo corretto - ha chiarito il legale - di un processo celebrato regolarmente in Italia, con tutte le garanzie del caso, dove alla fine c'è stato un riconoscimento di piena colpevolezza”. Ora, aggiunge, «il processo deve riprendere per gli altri quattro imputati, perché per loro il processo si è congelato poiché irreperibili e si provvederà a notificare gli atti in Brasile e verrà celebrato anche nei loro confronti».

Non solo Robinho

Con Robinho era stato condannato in via definitiva anche un suo amico, Ricardo Falco, entrambi mai sottoposti a misura cautelare in Italia, mentre altre quattro persone, risultate irreperibili, non hanno ancora affrontato un'udienza preliminare a Milano.

Nei giorni scorsi l’ex calciatore aveva accusato perfino di razzismo la giustizia italiana, affermando che se fosse stato un bianco non sarebbe stato condannato.

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