Quelle parole: "semplici" ma sbagliate

La segnalazione di Lucia Sellitti, madre di una 33enne con disabilità, evidenzia l'urgente necessità di imparare a rapportarsi alla disabilità. Un medico di un ospedale lombardo ha utilizzato un linguaggio inappropriato e punitivo nei confronti della ragazza, dimostrando l'incapacità di comprendere e rispettare le persone con disabilità. L'ospedale ha giustificato l'accaduto come un malinteso, ma l'uso di un "linguaggio semplificato" rivela la mancanza di competenza nella gestione della disabilità.

Anastasio

La segnalazione ricevuta da Lucia Sellitti, madre di una 33enne con gravissima disabilità, dimostra una volta di più come sia urgente imparare a rapportarsi alla disabilità. Contrariamente a quanto si pensi, ne siamo poco capaci e l’incapacità è trasversale, riguarda più luoghi e ambiti della quotidianità. Per superarla non si tratta di scendere a patti con qualche regola di buona creanza, non si tratta di fare un favore ad altri ma di farlo a se stessi: far cadere dai propri occhi pregiudizi, stereotipi e barriere che esistono solo in chi guarda e riscoprire quell’empatia che è alla base della nascita del linguaggio. Ecco: il linguaggio per l’appunto. La figlia di Lucia è rimasta turbata dalle parole con le quali un medico di un ospedale lombardo ha cercato di convincerla a uscire dal suo studio. Lei voleva rimanervi per assistere alla visita alla quale doveva sottoporsi suo papà.

Il medico ha ritenuto che la sua presenza non servisse: una decisione legittima. Peccato, però, che, come risulta dal reclamo inviato da Lucia alla direzione sanitaria, il medico abbia convinto la ragazza a desistere dal suo proposito prospettandole, in caso contrario, una puntura (punitiva). Sarebbe bastato considerare che la donna in questione ha 33 anni per rendersi conto di quanto potesse essere antipatico sollecitare quello spauracchio. Ma, evidentemente, si fa fatica a guardare per davvero chi si ha davanti e immedesimarvisi. E il linguaggio al quale si ricorre diventa una naturale conseguenza. Succede in generale ma succede in particolare e in modo più antipatico quando si hanno di fronte persone con disabilità.

L’ospedale ha risposto in tempi celeri al reclamo di Lucia precisando che si è trattato di un malinteso, che il medico ha voluto usare, in assoluta buona fede, un "linguaggio semplificato". Ecco: l’incapacità di relazionarsi alla disabilità sta tutta nella scelta di un "linguaggio semplificato".

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