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20 apr 2022

Quei compulsivi auguri e baci copia e incolla

20 apr 2022
piero
Cronaca
Sempre più spesso ci affidiamo a messaggi preconfezionati
Sempre più spesso ci affidiamo a messaggi preconfezionati
Sempre più spesso ci affidiamo a messaggi preconfezionati
Sempre più spesso ci affidiamo a messaggi preconfezionati
Sempre più spesso ci affidiamo a messaggi preconfezionati
Sempre più spesso ci affidiamo a messaggi preconfezionati

Piero

Lotito

Lo abbiamo visto anche questa volta, a Pasqua: uno scambio di auguri frenetico e salutare. L’incubo della guerra ci ha resi più che mai desiderosi di pace, di serenità. Vaghe conoscenze e amici smarritisi negli anni hanno sentito il reciproco bisogno di manifestare questa fondamentale aspirazione. Ma le notizie provenienti dall’Ucraina, sappiamo, sono sempre più inquietanti. Così, i messaggi di questi giorni tendevano a una sobria cautela, più inclini alla speranza che non al secco auspicio, limitandosi a una Pasqua "possibilmente serena", a una giornata "almeno gioiosa" e a simili prudenze. La grande facilità di comunicazione dei marchingegni social che affollano i nostri telefonini fa ovviamente il resto: due o tre clic, e l’augurio è bello e inviato, specialmente se attinge alla sterminata galleria di saluti preconfezionati, buoni per il Natale e la Pasqua come per la domenica, il lunedì e anche il giovedì. La colomba con l’ulivo nel becco, le campane infiocchettate, il prato fiorito di margherite, e la scritta festante: "Buona Pasqua!". Un trucco, se così vogliamo chiamarlo, per raggiungere in fretta un gran numero di persone, magari un’intera rubrica. Ma che tristezza, questa pigrizia delle dita, che attingono al già fatto (da altri) per evitare la minima fatica del tracciare da sé un saluto, un pensiero personale. E che delusione, in aggiunta, quell’avviso - forse non considerato dal mittente - che segnala come l’augurio sia semplicemente "inoltrato", cioè spedito a tizio, caio, sempronio e altri ancora. È l’augurificio al quale tocca oggi sottostare, perché pare che abbiamo tutti fretta, vogliamo "esserci" ma con lo stratagemma, l’espediente che fa risparmiare tempo e appunto fatica: la fatica dell’impegno, lo sforzo del consegnare agli altri una parte originale del nostro tempo in una condivisione di speranza. Dopo aver abbandonato i biglietti postali, con la loro fastidiosa esigenza di scriverci sopra qualcosa, siamo passati all’"ehilà" digitale, che pretende comunque un impegno dei polpastrelli. Ma è vicino il tempo della trasmissione mentale: uno sguardo al display, e l’augurio partirà a razzo. Fantastico, sarà un ritorno al pensiero.

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