ANDREA GIANNI
Cronaca

Le Poste abbattono le barriere: operatrici multilingue negli uffici

Viaggio agli sportelli del Corvetto, dove il 65% dei clienti è straniero. Due impiegate – Yu Zhou e Cristiana Shahata – specializzate nell’accoglienza di chi parla arabo o cinese. Sperimentazione in altre cinque strutture

Milano, 30 settembre 2023 – Yu Zhou è arrivata in Italia dalla Cina quando aveva 11 anni, con i genitori che a Milano hanno aperto un laboratorio tessile per griffe come Missoni. Cristiana Shahata è nata in Italia 32 anni fa, da una coppia originaria dell’Egitto.

Sono accomunate dagli studi in lingue e dallo stesso lavoro, dietro lo sportello dell’ufficio postale in via Gamboloita 4, nel multietnico quartiere Corvetto. Yu e Cristiana sono due degli operatori multilingua reclutati da Poste Italiane per "rompere le barriere" in zone con un’alta presenza di stranieri, facilitando la comunicazione con persone che a volte parlano solo poche parole di italiano.

"L’ufficio postale di via Gamboloita ha circa il 65% di clientela straniera – spiega la direttrice, Anna Monforte – principalmente di lingua araba, ma anche cinesi e sudamericani. Negli ultimi anni ci siamo sempre più affermati come un presidio sul territorio, con una funzione sociale emersa anche durante la pandemia".

Ogni mese vengono consegnati, in media, 500 kit necessari al rilascio o al rinnovo del permesso di soggiorno. Poi ci sono le social card come la Carta acquisti spesa 2023, l’attivazione dello Spid, il trasferimento fondi, gli altri servizi che si aggiungono alle tradizionali prestazioni offerte dagli uffici, come il pagamento dei bollettini e la corrispondenza.

Yu Zhou, 36 anni, nel 2012 si è laureata alla Cattolica in Scienze linguistiche e letterature straniere. Ha lavorato come interprete freelance e poi in un’impresa di import-export fra Italia e Cina. Nel marzo scorso ha risposto a un bando delle Poste, ed è stata assunta e inserita al Corvetto.

"Accogliamo tante persone di origine cinese – spiega – soprattutto piccoli imprenditori. Alcuni non conoscono l’italiano e quando trovano una persona che parla la loro lingua reagiscono con stupore. Ormai si è sparsa la voce, e vengono anche da altri quartieri".

Yu Zhou, che ha frequentato le elementari in Cina e le altre scuole a Milano, già da ragazzina faceva da interprete per genitori e amici che parlavano poco l’italiano. E, durante l’università, ha scelto di studiare cinese, per perfezionare la conoscenza.

Lavora fianco a fianco con Cristiana Shahata, che invece è specializzata nell’accoglienza di clienti arabofoni. Anche lei è laureata alla Cattolica, in Mediazione Linguistica. È entrata alle Poste a dicembre dell’anno scorso, dopo aver risposto a un annuncio di ricerca di personale con conoscenza della lingua araba.

"Parlare arabo permette di creare un rapporto di fiducia con la clientela – racconta – hanno bisogno di aiuto soprattutto le donne, che magari non lavorano e hanno pochi rapporti con italiani. Io rivolgo sempre l’invito a imparare l’italiano, a integrarsi nella comunità". Durante il servizio capitano anche episodi singolari, come la proposta di matrimonio da parte di un uomo che voleva presentarle il figlio di 27 anni: "Ho risposto che sono già sposata, e abbiamo due bambine che parlano arabo e italiano". Poi c’è chi reagisce con diffidenza per i tatuaggi e perché Cristiana, di religione copta, non porta il velo.

Uno sportello dove anche il totem “gestore attese“ e la segnaletica parlano diverse lingue, nell’ambito di un progetto pilota che verrà esteso a partire dai sei uffici multietnici in Lombardia. Oltre a Corvetto via Lomazzo, in zona Chinatown, e via Cappellini, nei pressi della stazione Centrale. Poi Brescia, Pioltello e Sesto San Giovanni.

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