BARBARA CALDEROLA
Cronaca

Pioggia e cantieri ostacolano i saldi. Una stagione mai decollata: "Dobbiamo recuperare i mesi persi"

Via agli sconti per 1.500 vetrine, da Trezzo a Inzago, 4mila 500 addetti contano di rifarsi in questi giorni. A risentire del periodo sfavorevole abbigliamento, calzature e accessori: i magazzini sono ancora pieni. .

Pioggia e cantieri ostacolano i saldi. Una stagione mai decollata: "Dobbiamo recuperare i mesi persi"

Pioggia e cantieri ostacolano i saldi. Una stagione mai decollata: "Dobbiamo recuperare i mesi persi"

Via ai saldi estivi per 1.500 vetrine da Trezzo a Inzago, 4.500 addetti sul territorio sperano di salvare una stagione mai davvero decollata per colpa del tempaccio. I due presidenti di Confcommercio locale non hanno dubbi: "Dobbiamo recuperare mesi persi per via della pioggia e del meteo ballerino - dice Donato Turba alla guida del mandamento di Melzo -. La verità è che fin qui gli affari non sono mai davvero cominciati. Incrociamo le dita sperando che se il bollettino si stabilizza, chi non ha ancora fatto acquisti per le vacanze, mare e montagna, si faccia vedere. Le riduzioni sono un incentivo insieme alla grande disponibilità di merce. Ci sono tutte le taglie e tutti i numeri".

Stessa analisi per Giuseppe Legnani alla guida dell’Adda Milanese con un’aggravante: "La colonnina di mercurio che ci è stata sfavorevole, a Cassano si somma al problema della convivenza con i cantieri in centro che ha penalizzato gli incassi si qui: ci sono negozi che hanno perso più del 50% in questi mesi. La circolazione complicata scoraggia gli acquisti. Siamo davvero in difficoltà". Il suo è un grido d’aiuto "speriamo che non resti inascoltato, un altro periodo così e rischiamo davvero grosso". A pesare sul settore è il cambiamento climatico. "Sembra strano, ma è esattamente così, ne hanno risentito tutti i settori: abbigliamento, calzature, accessori - sottolineano - i magazzini sono pieni, le occasioni certo non mancano".

Alle situazioni contingenti si aggiunge il problema degli stipendi bassi. Il concetto è semplice: per spendere bisogna avere soldi in tasca, altrimenti lo shopping salta. "Senza un intervento strutturale su questo fronte, magari agendo sulla leva della tassazione, noi e i clienti continueremo a pagare anni di crisi che hanno il loro peso", spiega Turba. Una cosa è certa: l’assalto ai negozi di un tempo con le file chilometriche in attesa del proprio turno per accaparrarsi il capo dei sogni sono ormai un retaggio del passato. Quando Internet e l’e-commerce non c’erano e il posto fisso era la regola. Confcommercio ha calcolato che la spesa media per famiglia a Milano e dintorni per aggiornare il guardaroba senza svuotare il portafoglio sarà di 300 euro, contro i 200 a livello nazionale. Ma alla teoria, dietro al bancone preferiscono la pratica.