Pietro Biancardi, l'editore che illumina il panorama letterario scandinavo

Pietro Biancardi, editore di Iperborea, celebra i dieci anni di I Boreali, rassegna letteraria scandinava a Milano. Tra solitudine e socialità, svela la passione per i nordici e la strategia editoriale vincente.

Confessa di sentirsi perennemente in bilico tra la solitudine del guardiano del faro e la baraonda della socialità letteraria. Pietro Biancardi, editore di Iperborea, festeggia i dieci anni della rassegna I Boreali, che da venerdì porta il meglio dei talenti scandinavi (e non solo) fra Teatro Franco Parenti e Cinemino di via Seneca. "Ora mi sento il guardiano del faro, da venerdì ballerò sul mondo di incontri letterari, cene con gli scrittori, parole con i lettori. Sono due parti integranti della mia personalità, alla fine mi sentirò ripagato".

Dopo i trent’anni nei quali sua madre, Emilia Lodigiani, fondatrice di Iperborea, ha predicato nel deserto scovando nel profondo Nord grandi talenti della letteratura, è arrivato il fenomeno Stieg Larsson a spazzar via l’anonimato degli scandinavi. Facendo soffiare impetuoso anche sull’Italia il fastidioso venticello della moda. Per fortuna, anche grazie al lavoro della squadra di Iperborea, ormai sembra si sia andati oltre il fenomeno di costume passeggero. Ultimo atto, il Nobel per la letteratura assegnato al norvegese Jon Fosse. Autore difficile che scrive a vertiginose profondità.

Dica la verità, lo sente un po’ suo questo Nobel anche se non è un autore Iperborea?

"Nobel sacrosanto, sulla scìa della filosofia di fondo del premio, riconoscimento a uno scrittore che ha sperimentato per tutta la carriera raggiungendo vette inesplorate".

Il prossimo Nobel scandinavo può essere “vostro“: su chi punterebbe?

"Sull’islandese Jón Kalman Stefánsson. Per l’universalità dei temi, per l’originalità nel panorama non solo nordico ma europeo, per la qualità di scrittura. Per la capacità di dare voce ai senza voce, di dare dignità a vite che di norma non ne hanno".

Come è nata la sua passione per i “nordici“?

"Quando ero bambino io non pubblicavamo ancora libri per bambini – sorride –. Per cui è una passione maturata pian piano, anche se Stig Dagerman è stato l’autore che mi fece saltare sulla sedia. “Questo mi parla“, pensai".

Passione condivisa con il campione di basket Gigi Datome.

"Sì, a Gigi l’ho consigliato io. A me ha cambiato la visione sul Nord, stiamo per pubblicare anche le sue opere teatrali, per avere l’opera omnia".

Altri personaggi famosi che ha fatto innamorare del Nord?

"Uno partecipa al festival quest’anno, il cantautore Dente. Da un suo post ci siamo accorti che una sua canzone riprendeva passaggi del nostro “Il libro del mare“. Così è nata un’amicizia, parteciperà al Festival con un reading musicato su quattro nostri libri, con musiche sue e cover".

Come fate a scovare sempre nuovi autori ora che la concorrenza è cresciuta rispetto ai tempi pionieristici di sua madre?

"Lei, pur fra tante difficoltà, era sola e poteva prendersi il tempo per soppesare un autore. Poteva aspettare la traduzione in francese, poi valutare e scegliere. Un lavoro straordinario. Oggi però non c’è più questo tempo, è tutto accelerato e c’è la concorrenza di altre case editrici. Siamo in tre, con la direttrice editoriale Cristina Gerosa e Cristina Marasti. Andiamo per fiere, soprattutto Göteborg prima che Francoforte, facciamo di persona viaggi al Nord".

E come evitate, dopo i primi successi, che case editrici più ricche e potenti vi strappino gli autori?

"Noi offriamo un progetto a lungo termine, esploriamo l’intera opera, non il singolo libro. Infatti, il nostro catalogo è di lunga durata, non a breve. In 35 anni avremo perso non più di due autori. Con loro parliamo di letteratura, promozione del libro, poi c’è anche il fattore economico. Ma chi ha avuto successo ci è rimasto fedele, rifiutando anche anticipi molto più consistenti da altre case editrici".

Dopo aver sfatato i pregiudizi sul Nord solo thriller e omicidi, siete riusciti ad andare anche oltre il pregiudizio del nordico silenzioso e poco empatico?

"Ma il Nord è anche pervaso di humour, è un elemento fondamentale della vita da quelle parti, molto più di quanto si pensi. Poi, certo, diciamo che in alcune presentazioni abbiamo vissuto momenti difficili – sorride –: autori poco ciarlieri, che rispondevano a monosillabi a lunghe domande, davanti al pubblico. Ecco, lì tocca al presentatore dilungarsi sul libro e soprattutto portare l’autore silente su terreni che gli sono più congeniali. Al momento andiamo in panico, poi diventano bei ricordi di cui sorridere".

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