Pietre d’inciampo per ricordare: "Così celebriamo i 140 sestesi che sono morti per darci la libertà"

Aned, Anpi, l’artista tedesco Gunter Demnig, familiari, istituzioni, studenti e associazioni hanno partecipato alla cerimonia per commemorare chi non è più tornato dai campi di concentramento.

"Inciampiamo orgogliosi e perpetriamo la memoria e le idee di libertà, democrazia e pace". Lo dice Alberto Buoso che porta il nome di suo nonno, deportato nel 1944. Era nato a Fratta Polesine nel 1895 e nel 1931 era arrivato a Sesto insieme alla moglie e due figli per lavorare alla Falck Unione come muratore. La sua colpa fu aver scioperato nel marzo 1944 e aver avuto contatti con il Cln clandestino in fabbrica. "Non si preoccupi, è solo per un controllo", gli dicono prima di portarlo a San Vittore e poi nei campi nazisti.

Aned e Anpi hanno posato anche in suo ricordo una pietra d’inciampo in una cerimonia con l’artista tedesco Gunter Demnig, familiari, istituzioni, studenti, associazioni. Otto nuove pietre saranno installate oggi, dalle 8.45 alle 11: 15 in totale con l’obiettivo di arrivare a ricordare tutti i 140 sestesi che non hanno fatto ritorno. "Nei fatti sestesi il tanto vituperato diritto di sciopero, forse oggi sottovalutato, ha nella sua genesi il sacrificio di persone umili, che nella loro semplicità hanno sacrificato la vita per la nostra libertà, democrazia e pace - ha commentato il nipote Alberto -. Sesto, città operaia, ha pagato un prezzo molto alto. Purtroppo ci si dimentica dei lavoratori che hanno dato voce ai deboli e hanno partecipato come protagonisti alla rivolta delle coscienze". Anche delle famiglie di questi "pacifici eroi" ci si è spesso dimenticati, ha spiegato Buoso. "Quasi sempre c’erano figli piccoli. Con la scomparsa del capofamiglia, unico reddito, hanno passato l’ultimo anno di guerra nell’indigenza e nella fame. Anche dopo la fine delle ostilità lo Stato si è dimenticato di loro e per molti indigenza e difficoltà sono continuate per anni". Furono 573 i lavoratori delle fabbriche sestesi arrestati e inviati nei campi di sterminio: 233 non fecero ritorno e quelli portati via da Sesto furono 140. Come Alessandro Donadoni che gestiva la portineria, dove abitava con la moglie Gemma, ed era meccanico ribattitore alla Breda, deportato a Mauthausen per aver partecipato alle azioni della 128ª Brigata Gap Angelo Esposti. O come Natale Canducci, aggiustatore meccanico alla Falck Concordia dove fu attivo nella 184ª Brigata Sap Luciano Migliorini. Accusato di essere un promotore del Partito Comunista, fu portato al Binario 21 e avviato a Mauthausen nei vagoni piombati coi sestesi Francesco Ghianda, Luciano Morganti, Eliseo Picardi, Giovanni Tamagni, tutti destinati alla morte nel lager.

è arrivato su WhatsApp

Per ricevere le notizie selezionate dalla redazione in modo semplice e sicuro