Milano, la carica dei 36mila contro l’abbattimento degli alberi di piazza Baiamonti

Grande partecipazione alla petizione promossa dal comitato Giardini in Transito per salvare il glicine storico e i tigli che dovrebbero fare posto alla nuova piramide di Porta Volta

Gli alberi del Giardino Lea Garofalo che dovrebbero essere abbattuti
Gli alberi del Giardino Lea Garofalo che dovrebbero essere abbattuti

Milano – Oltre 36mila persone hanno già firmato la petizione per salvare gli alberi al margine del Giardino comunitario Montello, intitolato a Leo Garofalo, in piazza Baiamonti, in particolare il grande glicine e i tigli.

La data del 4 maggio infatti si avvicina e quel giorno le ruspe entreranno in azione per liberare l’area e installare il cantiere dal quale sorgerà la “piramidina” gemella di quella mastodontica sul lato di via Pasubio firmata Herzog&De Meuron, una parte della quale ospiterà il nuovo Museo della Resistenza.

In base al progetto, gli alberi al confine tra il piccolo giardino tra via Montello e i Bastioni di Porta Volta –  oasi verde autogestita che ha resisto alla trasformazione radicale di tutta la zona avviata un decennio fa – e  il nuovo edificio verranno sacrificati. 

La prospettiva di vedere cancellate le piante ha messo in moto l’associazione Giardini in Transito e i comitati di cittadini che hanno appunto promosso la raccolta firme di Change.org indirizzata anche al sindaco Beppe Sala. All’appello, in una decina di giorni, hanno già risposto oltre 36mila persone. 

Da parte sua, l’assessora all’Ambiente di Milano, Elena Grandi ha spiegato che per il glicine è dura, mentre qualche speranza in più hanno i tre tigli, anche se il progetto originale non li prevede. “L’area – ha detto Grandi – fa capo al Ministero. Entro una settimana avremo un incontro e studieremo se c’è un modo di mantenere almeno tre tigli, che hanno più valore in termini ecosistemici, e una parte del glicine. Forse qualche variante è possibile”. 

Per gli altri alberi invece il futuro appare segnato. “Dovranno essere sacrificati – denuncia Giardini in Transito – perché in fase di progettazione non si è data importanza agli elementi naturali presenti sul sito, nonostante si parli di alberi ad alto fusto e di un glicine storico, sani e di grande pregio ambientale che, se conservati anche nel nuovo progetto potrebbero svolgere ancora quell'alto impatto in fatto di mitigazione locale dell'effetto degli inquinanti urbani e dei cambiamenti climatici in corso”.

“Non si tratta di stravolgere un progetto già in fase esecutiva – continua l’associazione – ma di modificarlo il tanto che basta, ad esempio con modesti interventi e su alcuni locali di servizio al piano interrato per conservare l'invaso di terra dell'apparato radicale delle piante coinvolte nel sedime dell'edificio, cosi come gli esperti che abbiamo sentito in merito assicurano si possa fare”.