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18 mar 2022

Piano cave, impasse in Regione

L’area fra Zibido e Trezzano sotto sequestro per infiltrazioni dei clan: interviene la Commissione antimafia

Ambientalisti mobilitati per fermare la discarica nelle cave di Casorezzo
Ambientalisti mobilitati per fermare la discarica nelle cave di Casorezzo
Ambientalisti mobilitati per fermare la discarica nelle cave di Casorezzo

Cascina San Francesco è sotto sequestro ma nessuno se ne accorge, e così finisce nel Piano cave approvato dalla Città Metropolitana e arriva anche in commissione regionale per ottenere il parere. Tutto si sarebbe svolto regolarmente (o meglio dire, irregolarmente) e il Piano sarebbe stato approvato, se un membro della commissione ambiente, Monica Forte, che è anche presidente della commissione antimafia, non conoscesse la realtà della cava, che si trova sulla strada fra San Pietro Cusico e Trezzano, e non si fosse insospettita. Così ha chiesto informazioni alla Direzione distrettuale antimafia avendo conferma che quell’area era sotto sequestro per fatti collegati a una indagine sulla malavita organizzata. Ora grazie al suo intervento il Piano cave complessivo – che riguarda anche le cave di Casorezzo, nell’Alto Milanese – è bloccato e seguiranno audizioni varie. Forte ha chiesto il congelamento per la pratica relativa alla cava di Cascina San Francesco, e ora è rimpallo di responsabilità fra Città metropolitana, che ha approvato il Piano cave, e la Regione che non può entrare nel merito. Ma come si è arrivati a questo paradosso? "Ho sollevato il tema riguardante il Piano cave Lombardia – spiega Monica Forte – evidenziando come gli ampliamenti delle cave sono stati autorizzati nel 2019 anche per una cava che è stata successivamente posta sotto sequestro per infiltrazioni della ‘ndrangheta nell’ambito di un’inchiesta sul riciclo dei rifiuti. Città Metropolitana sta rimbalzando la palla alla Regione, dicendo che il Piano è ormai rilasciato e non spetta a loro controllare questi aspetti. Vero è che è stato redatto prima del sequestro della cava. Ma alla domanda del perché, prima di approvare certi atti che riguardano un ambito dove le infiltrazioni dei clan sono insistenti, non sia stata consultata la Direzione distrettuale antimafia, non hanno saputo dare una risposta".

Alla prossima audizione Forte chiederà di sentire "anche il Comune di Zibido che è parte interessata". "Hanno fatto un errore", dice. Ora resta da capire come si sbloccherà lo stallo; se la Città Metropolitana ritirerà o modificherà il Piano oppure se la Regione lo rigetterà, sempre che sia di sua competenza.

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